Lunedì, 19 Agosto 2019
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Giornata per eliminare la violenza contro le donne: intervista a Maria Grazia Panunzi, Presidente di AIDOS

AIDOS

Il tema della violenza è sempre attuale nel lavoro di AIDOS?

Il tema della violenza è purtroppo sempre di grande attualità perché è un fenomeno costante, che attraversa paesi e classi sociali senza grandi distinzioni; è infatti  il frutto di relazioni ineguali di potere all'interno delle società, della coppia e della famiglia. Noi lavoriamo da moltissimi anni per i diritti, la dignità e la libertà di scelta delle donne nel mondo, attraverso progetti di cooperazione, nei cosiddetti Paesi del sud del mondo, e attività di formazione e sensibilizzazione in Italia e in Europa. Il lavoro che facciamo ci consente di avere una panoramica internazionale e interculturale, anche di fenomeni negativi come quello della violenza maschile sulle donne.

In Venezuela ad esempio, come in Italia, una donna su 4 è vittima di violenza. Avendo aperto in questo paese un Centro per la salute delle donne, non è possibile non tenere conto di tali dati. La salute, in particolare quella sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, sono uno dei campi privilegiati di intervento di AIDOS. Nei Centri per la salute delle donne, avviati in Giordania, in Nepal, Burkina Faso, Venezuela e Palestina, sul modello dei consultori italiani, vengono realizzati programmi specifici sulla violenza portati avanti dalle ONG locali partner e dallo staff del progetto. Le attività realizzate sono diverse: dalla consulenza psicologica e legale individuale alla creazione di gruppi di auto aiuto, dalla realizzazione di seminari sui diritti umani delle donne per prevenire la violenza ad attività specifiche con gli uomini e con adolescenti di ambo i sessi; dall'applicazione di metodologie elaborate a livello internazionale come la guida per portare all'attenzione di operatori sanitari il tema della violenza, elaborata da UNFPA e adattato da noi a vari contesti culturali, alla realizzazione di concorsi fotografici o scolastici sul tema.

In alcuni paesi abbiamo lavorato con associazioni locali per avviare un dibattito nazionale sul tema, facendolo uscire da quella sfera privata spesso invocata da chi non vuole affrontare il fenomeno, relegando le donne in una situazione di vulnerabilità. Noi invece lavoriamo affinché le donne prendano consapevolezza e siano agenti del cambiamento che le riguarda: l'immagine delle donne solo vittime e bisognose di protezione non è realistica e non ci convince. Le donne possono essere le risolutrici dei problemi che le coinvolgono, prendendo in mano la propria vita, riconoscendo la propria capacità di azione, resilienza e autodeterminazione.

Maria Chiara

Quali sono i problemi insoluti che incontrate nel vostro lavoro?

Molto dipende dalla tipologia dei problemi, noi lavoriamo con fenomeni molto complessi sia da un punto di vista di genere che culturale. In molti casi, grazie ad un lavoro coordinato con vari soggetti e diverse competenze, proviamo a dare una risposta, a trovare una soluzione condivisa ai problemi che vengono posti; lavorare con i partner locali che hanno una conoscenza approfondita del contesto socio-culturale, economico e politico in cui operiamo è fondamentale.  Lo staff del progetto, con il quale portiamo avanti un lavoro di team bulding, viene selezionato anche in base alla motivazione, in modo che le persone che lavoreranno in quel programma sappiano orientarci nell'individuazione delle soluzioni ai problemi emergenti.  

Questo ci permette di capire se è possibile che le donne e le ragazze possano avere una ownership sulle attività, soprattutto se nuove rispetto al contesto.

AIDOS ha il ruolo di stimolare l'avvio di metodologie innovative in alcuni paesi e per questo propone soluzioni sperimentate in altri contesti; gli/le esperti/e soprattutto psicologhe/i che operano nel settore della violenza di genere  che garantiscono la formazione dello staff del progetto, ne curano il benessere per evitare il burnout e a volte lavorano direttamente con le comunità. Poi, last but not least, ci sono le donne e le ragazze che beneficiano delle attività dei progetti e che contribuiscono loro stesse a trovare delle soluzioni operative. Mi riferisco ad esempio, alla creazione di gruppi di mutuo-aiuto, oppure al coinvolgimento di donne che sono uscite da situazioni di violenza e che diventano delle “portatrici sane” di esperienze positive, che informano le altre donne delle loro comunità. Oltre alla consulenza psicologica e legale che viene offerta nei centri per la salute delle donne che abbiamo avviato, viene realizzato un approfondito lavoro di informazione sui diritti umani di donne e ragazze al fine di innescare quei processi di empowerment e agency fondamentali per acquisire un ruolo attivo e propositivo nei vari contesti societari.

Con i progetti si possono dare delle riposte concrete a situazioni di violenza, ma esistono molti problemi che non si possono risolvere nell'immediato perché afferiscono, ad esempio,  ai regimi giuridici vigenti in alcuni paesi che non riconoscono la violenza contro le donne come un crimine, oppure a usi e consuetudini radicate (penso ai matrimoni forzati e/o precoci o alle mutilazioni genitali femminili (MGF), fenomeni definiti dalla Convenzione di Istanbul una forma di violenza di genere) che persistono anche se in molti paesi tali pratiche sono vietate; oppure a quelle legislazioni  discriminatorie per le donne relativamente alla proprietà e al loro accesso alle risorse che minano, di fatto, la loro capacità di avere un'autonomia economica. Problemi insoluti derivano anche dalla mancata istruzione delle bambine e della successiva formazione professionale che impedisce loro di accedere ad un ruolo produttivo; dall'assenza di strutture adeguate all'accoglienza delle donne e delle ragazze vittime di violenza che devono abbandonare un nucleo familiare violento; alla scarsità e spesso al mancato accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva.

Le sfide che prevedete nel futuro?

Alcuni fenomeni sopra citati, di cui AIDOS si occupa da moltissimi anni, come le MGF e i matrimoni forzati e/o precoci sono fenomeni che stanno diventando globali, a seguito del fenomeno migratorio. Le sfide che abbiamo davanti coinvolgono ora il nostro Paese e l'Europa. Lavorare per un dialogo interculturale e quindi per il coinvolgimento attivo delle donne migranti è la soluzione tutta da costruire di fronte ad un mondo attraversato da crisi e migrazioni. Vogliamo  dedicarci a costruire ponti tra le comunità migranti e i paesi di origine, per affrontare questioni che coinvolgono ormai tutti e tutte.

Qual è la funzione di una giornata mondiale sul tema della violenza?

Questa giornata ci ricorda l'importanza di contrastare gli stereotipi di genere ancora esistenti, come l'uso del corpo delle donne nei media, o quanto sono scarse se non insufficienti le risorse per accogliere e sostenere le donne vittime di violenza e che ancora molto c'è da fare per la promozione di opportunità di lavoro. Una donna che ha subito violenza difficilmente senza un reddito riesce  ad essere autonoma.

Ricordare che esiste un fenomeno come il femminicidio che arriva ad uccidere moltissime donne e ragazze e che a tal fine si dovrebbero attivare politiche per contrastare la violenza a partire da un'educazione ai sentimenti, alle differenze, un'educazione di genere che coinvolga fin da piccoli i bambini e le bambine.

Per maggiori informazioni su AIDOS, clicca qui.

SDG Poster 2018 2

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