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Nuovo editoriale di Ban Ki-moon sull'Accordo sul clima di Parigi pubblicato dal Corriere della Sera

Ban COP21

21 dic - Una nuova era di opportunità

Settant’anni fa, le Nazioni Unite furono create sulle ceneri della Seconda guerra mondiale. Sette decenni dopo, a Parigi, le nazioni del mondo si sono unite di fronte a un’altra minaccia – la minaccia alla vita come la conosciamo, a causa di un pianeta che si sta riscaldando rapidamente.

I governi hanno inaugurato una nuova era di cooperazione globale sul cambiamento climatico,  una delle questioni più complesse che l’umanità abbia mai affrontato. In tal modo, essi hanno accresciuto in maniera significativa gli sforzi a sostegno del mandato sancito dalla nostra Carta: “salvare le generazioni che verranno”

L’accordo di Parigi è un trionfo per i popoli, l’ambiente e per il multilateralismo e rappresenta una polizza assicurativa globale sulla salute del pianeta. Per la prima volta, ogni singolo paese del mondo ha promesso di limitare le proprie emissioni, potenziare la propria capacità di ripresa e agire sui due piani, internazionale e nazionale, per affrontare il cambiamento climatico.

Insieme, gli Stati hanno concordato che, minimizzando i rischi del cambiamento climatico, l’interesse nazionale è servito al meglio solo attraverso il perseguimento del bene comune. Credo che questo sia un esempio che possiamo seguire con profitto per l’insieme della nostra agenda politica.

La vittoria raggiunta a Parigi chiude un anno straordinario. Dall’accordo quadro di Sendai per la riduzione dei rischi di catastrofi al Programma d’azione di Addis Abeba sul finanziamento allo sviluppo, dallo storico Vertice sullo sviluppo sostenibile a New York alla Conferenza sul clima di Parigi, questo è stato un anno in cui le Nazioni Unite hanno dimostrato la propria capacità di dare speranza e guarire il mondo.

Sin dall’inizio del mio mandato, ho definito il cambiamento climatico la sfida determinante del nostro tempo. Per questo ho voluto farne una delle priorità del mio mandato. Ho parlato con quasi tutti i leader del mondo della minaccia che il cambiamento climatico pone nei confronti delle nostre economie, della nostra sicurezza e della nostra sopravvivenza. Ho visitato tutti i continenti incontrando le comunità che vivono in prima linea la lotta al cambiamento climatico.

Sono stato commosso dalla sofferenza e ispirato dalle soluzioni che renderanno il nostro mondo più sicuro e prospero.

Ho partecipato ad ogni conferenza sul clima delle Nazioni Unite. I tre Vertici sul clima che ho indetto hanno mobilitato la volontà politica e catalizzato l’azione innovativa di governi, settore privato e società civile. Il Programma di azione di Parigi, insieme agli impegni presi al Vertice sul clima dello scorso anno, mostrano che abbiamo delle risposte.

Quello che era un tempo impensabile è ora inarrestabile. Il settore privato sta già investendo in maniera crescente  in un futuro a basse emissioni. Le soluzioni sono sempre più economiche e disponibili, e altre ancora sono in arrivo, specialmente dopo il successo di Parigi.

L’Accordo di Parigi ha adempiuto a tutti i punti chiave che ho indicato. I mercati adesso hanno un chiaro segnale circa la necessità di aumentare investimenti destinati a  generare uno sviluppo a basse emissioni e resistente ai cambiamenti climatici.

Tutti gli Stati si sono mostrati d’accordo nel cooperare per limitare l’innalzamento della temperatura globale ben al di sotto dei due gradi Celsius e, dati i gravi rischi, spingersi fino a 1,5 gradi. Questo è particolarmente importante per i paesi africani, quelli insulari in via di sviluppo e quelli meno sviluppati in assoluto.

A Parigi, i paesi hanno accettato l’obiettivo di lungo periodo di limitare le emissioni di gas a effetto serra quanto prima possibile nella seconda metà del secolo. Sono 188 i paesi che hanno già inviato i propri contributi programmati e definiti a livello nazionale, che indicano ciò che essi sono pronti a fare per ridurre le emissioni e costruire così un’adattabilità climatica.

A oggi, questi obiettivi nazionali hanno già fatto deviare verso il basso la curva delle emissioni. Tuttavia, collettivamente, ci lasciano ancora con una crescita della temperatura di tre gradi Celsius, inaccettabile e pericolosa. Per questo a Parigi gli Stati hanno promesso di rivedere i propri piani climatici nazionali ogni cinque anni, a cominciare dal 2018. Ciò consentirà una crescita delle loro ambizioni in linea con quanto la scienza esige.

L’Accordo di Parigi assicura inoltre un supporto sufficiente ed equilibrato alle misure di adattamento e mitigazione in favore dei paesi in via di sviluppo, specialmente per i più poveri e vulnerabili. Tutto questo aiuterà ad aumentare gli sforzi globali per minimizzare e far fronte a perdite e danni dovuti al cambiamento climatico.

I governi si sono accordati su regole vincolanti, forti e trasparenti sulla strada da intraprendere per garantire che tutti gli Stati mantengano ciò che hanno promesso. I paesi più sviluppati si sono detti disponibili a guidare l’azione per mobilitare risorse finanziarie e aumentare supporto tecnologico e capacity building. I paesi in via di sviluppo hanno dal canto loro assunto una crescente responsabilità nel far fronte al cambiamento climatico, in linea con le loro possibilità.

Nel riconoscere questo traguardo storico, sarei negligente se non ammettessi la capacità di guida e la visione della società civile e del mondo imprenditoriale. Entrambi hanno ben evidenziato la posta in gioco e le possibili soluzioni. Ne elogio dunque lo straordinario sfoggio di cittadinanza climatica. 

Ora, con l’Accordo di Parigi siglato, i nostri pensieri devono andare immediatamente alla fase di attuazione. Affrontando il cambiamento climatico, abbiamo fatto un primo passo verso la realizzazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’Accordo di Parigi ha implicazioni positive per tutti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Siamo pronti a entrare in una nuova era di opportunità.

Le Nazioni Unite forniranno assistenza agli Stati membri e alla società tutta in ogni fase del colossale progetto di lotta al cambiamento climatico e conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il primo passo nell’attuazione dell’Accordo di Parigi sarà la cerimonia di alto livello di firma dell’Accordo, che convocherò a New York il prossimo 22 aprile, così come richiesto dall’Accordo stesso e dalla Convenzione.

Inviterò i leader mondiali a partecipare e a mantenere alto lo slancio. Lavorando insieme, possiamo conseguire il nostro obiettivo comune di porre fine alla povertà, rinforzare la pace e garantire una vita dignitosa e piena di opportunità per tutti. 

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