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Giornata mondiale contro la malaria - Intervista al Professor Crisanti, Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Malaria – Italian Malaria Network

foto Prof Crisanti

25 apr - In occasione della Giornata Mondiale contro la malaria (25 aprile) abbiamo il piacere di riproporre il contributo offertoci nel recente passato dal Dottor Andrea Crisanti, Professore di Microbiologia presso l’Università degli Studi di Perugia e Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Malaria – Italian Malaria Network.

L’Italian Malaria Network è un centro di ricerca interuniversitario finalizzato al potenziamento e al coordinamento degli studi che riguardano i principali aspetti della malattia. Il Network è composto da qualificati gruppi di ricerca provenienti da nove Università italiane e dall’Istituto Superiore di Sanità. La necessità che ha spinto questi differenti gruppi di ricerca a consorziarsi in un network è da ricercarsi da un lato, nell’alto grado di integrazione tra tutte le discipline coinvolte che lo studio della malaria comporta e, dall’altro, nella possibilità in tale modo di “formare” nuovi giovani ricercatori capaci di apprendere e saper utilizzare le più recenti metodologie e tecnologie per metterle a frutto negli studi sulla malattia.

Domanda: Qual è l’impatto della malaria oggi?

Risposta: La malaria rappresenta ancora oggi, a livello mondiale, una delle cause principali di mortalità.
I numeri relativi all’impatto della malaria sul tasso di mortalità destano infatti ancora grande preoccupazione: essa rappresenta oggi la più importante parassitosi e la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità dopo la tubercolosi, con 500 milioni di nuovi casi clinici all’anno (di cui il 90% in Africa tropicale) e 1 milione di morti all’anno.
La sua attuale diffusione non si limita peraltro alle aree tropicali dell’America del sud, dell’Africa e dell’Asia, ma interessa anche gli Stati Uniti e altri paesi industrializzati che, sebbene in misura minore, presentano casi clinici provocati da spostamenti di persone che contraggono la malattia in zone in cui essa è endemica.

Domanda: Perché è così difficile eradicare la malaria?

Risposta: Ad oggi un vaccino efficace e a basso costo contro la malaria non è disponibile. Laddove la malaria è stata eradicata, ciò è stato possibile grazie ad una serie di interventi ad ampio raggio di durata pluriennale, che avevano come obiettivi il vettore (la zanzara), l'ambiente e il parassita. La lotta alla malaria richiede infatti una strategia coordinata su più fronti, il coinvolgimento di operatori esperti, una logistica complessa e, non da ultimo, investimenti importanti considerato che gli interventi da mettere in atto durano molti anni.
Un problema rilevante è costituito dal fatto che spesso i paesi in cui la malaria è presente non hanno le risorse per sostenere questo tipo di sforzo coordinato per lunghi periodi di tempo e su ampia scala e hanno bisogno di aiuto esterno per implementare efficaci misure anti-malaria. L'utilizzo su larga scala di misure di contrasto a basso costo come l'uso dei bednets (zanzariere) impregnati di insetticida ha abbassato in modo significativo la trasmissione della malaria con una concomitante riduzione della morbidità e mortalità. Tuttavia l’adozione di tali misure non contribuisce ad un avanzamento verso l'eradicazione della malaria. Per raggiungere questo obiettivo, infatti, è necessario sviluppare nuove tecnologie di contrasto del vettore (in alternativa all'uso di insetticidi) e sviluppare un vaccino efficace. 

Domanda: Che cos’è l’Italian Malaria Network?

Risposta: L’Italian Malaria Network rappresenta in Italia il punto di riferimento per la ricerca sulla malaria. Il network, nato nel 2007 grazie ad un supporto finanziario della Compagnia di San Paolo e composto da gruppi altamente qualificati nei principali e diversi ambiti di ricerca sulla malaria, intende creare una virtuosa sinergia in termini di scambio di conoscenza, expertise e nuove sperimentazioni, per contribuire al progresso della conoscenza nella lotta alla malaria.
Il network è costituito da gruppi di ricerca afferenti a nove Università italiane (Torino, Novara, Milano, Brescia, Siena, Camerino, Perugia, Roma, Napoli-Bologna, componenti il Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Malaria) e da equipe di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, per un totale di circa 120 ricercatori, in gran parte giovani.
La peculiarità del Network consiste nell’avere al suo interno tutte le specializzazioni necessarie per uno studio completo della malaria. Vi sono infatti entomologi, parassitologi, clinici, biochimici, biologi molecolari, immunologi, farmacologi ed epidemiologi in grado di sfruttare i più moderni mezzi offerti dalla genetica, la biologia molecolare, la biochimica allo scopo di chiarire gli aspetti ancora oscuri relativi al parassita e alla malattia.
Ciascuna Unità del Network è specializzata in uno specifico ambito di ricerca. I Cluster localizzati nelle Università di Torino, Milano, Roma e all'Istituto Superiore di Sanità (ISS) studiano la biologia di base del parassita e la patogenesi della malaria. I gruppi di Milano e ISS sono molto grandi e suddivisi in parecchie unità operative guidate da ricercatori senior. Le ricerche di base sfruttano la possibilità di crescere ("coltivare") in laboratorio il plasmodio falciparum, il parassita responsabile della forma più grave e potenzialmente mortale di malaria.
I Cluster di Siena, Camerino, Napoli-Bologna e due gruppi localizzati nell'Università di Milano sviluppano nuovi farmaci e ne studiano il meccanismo d'azione. Uno dei problemi più angoscianti per i malariologi infatti è la comparsa di parassiti resistenti ai farmaci, in particolare alla artemisinina che era considerato il "proiettile magico" in grado di debellare la malattia quasi sempre e rapidamente. Recentemente, in limitate aree marginali di Cambogia e Laos si stanno diffondendo ceppi resistenti alla artemisinina e suoi derivati. L'esperienza insegna che questi ceppi resistenti si diffondono rapidamente anche in aree molto lontane, pertanto è urgente sviluppare farmaci completamente diversi da quelli noti. Il gruppo di Napoli ha isolato sostanze con potente attività antimalarica da una spugna tropicale, la Plakortis simplex. Queste sostanze ("plakortins") e loro analoghi sono ora sintetizzate in laboratorio. Esse sono attive anche su ceppi di parassita resistenti a comuni antimalarici, ma sono state modificate in laboratorio per aumentarne la potenza e specificità, diminuendone la tossicità per l'ospite umano. Il gruppo di Camerino ed due gruppi di Milano lavorano sull'isolamento di antimalarici naturali che vengono estratti e caratterizzati partendo da piante utilizzate nella medicina tradizionale per trattare la malaria. Il gruppo di Milano studia estratti di piante (Rubiaceae, Asteraceae, Gardenia) usate come febbrifughi nella medicina tradizionale del Burkina Faso. Il gruppo di Siena fa parte (con Uni Napoli-Uni Bologna, Uni Milano e l'Istituto Mario Negri di Milano) del NatSynDrug, un consorzio pubblico-privato dedicato alla sintesi e studio di farmaci innovativi. Obiettivo importante del consorzio è lo sviluppo di farmaci anti-malarici e anti-parassitari innovativi.
Il Cluster "Vettore", che comprende tre gruppi di ricerca, studia differenti aspetti della biologia della zanzara. Il gruppo Arcà (Roma-La Sapienza) studia le proteine della saliva della zanzara. I gruppi di ricerca guidati da Della Torre e Arcà (Roma-La Sapienza) e Favia (Camerino) analizzano la flora batterica dell'intestino della zanzara, con il fine di riuscire a controllare e inibire la funzionalità dell'insetto modificando la sua flora batterica (un sistema denominato "symbiotic control"). Il gruppo Favia ha identificato recentemente dei batteri che vivono nell'intestino e negli organi riproduttivi della zanzara e che possono interferire con il suo sviluppo e funzionalità. Il gruppo guidato dalla Dott.ssa della Torre studia le trasformazioni dei maggiori vettori africani come conseguenza dell'intervento dell'uomo. Una delle trasformazioni più temute è infatti lo sviluppo della resistenza agli insetticidi. Il gruppo da me guidato (Perugia) - composto da biologi, entomologi medici e biotecnologi, lavora principalmente con Anopheles gambiae, il più importante vettore di malaria in Africa, sviluppando e testando in grandi gabbie in insettario zanzare geneticamente modificate con il fine di creare un prodotto capace di ridurre la popolazione dei vettori di malaria in Africa sub sahariana. In particolare, questi studi mirano alla produzione di linee di zanzare transgeniche che permettano di sbilanciare il rapporto maschio-femmina in favore dei maschi fino ad ottenere un crollo della popolazione naturale con una conseguente diminuzione della trasmissione del parassita. In parallelo stiamo approfondendo la conoscenza della biologia di questa specie con particolare riferimento al rituale di accoppiamento e ai fattori genetici e ambientali che lo regolano. Il comportamento di accoppiamento rappresenta l’interfaccia tra le zanzare transgeniche che produciamo e quelle che si trovano in natura. Conoscere i fattori che lo regolano ci aiuterà ad effettuare una corretta transizione dei nostri prodotti dal laboratorio al campo aperto. Gli entomologi possono effettuare questo tipo di studi grazie alla presenza nei laboratori di Perugia di un insettario unico in Europa per dimensioni e tecnologia, che consente di approfondire aspetti parzialmente trascurati in letteratura, come ad esempio la sciamatura dei maschi, che al contrario sono suscettibili di avere un forte impatto sulla nostra ricerca.
Infine, il Cluster "Epidemiologia", costituito dal gruppo del Prof. Modiano (Roma-La Sapienza) si occupa di epidemiologia genetica, il cui obiettivo è l‘identificazione e lo studio di geni che controllano la maggiore o minore suscettibilità alla malaria. E' noto che i portatori di alcune alterazioni genetiche del globulo rosso (anemia falciforme, le talassemie, il difetto di G6PD) sono relativamente protetti nei confronti della malaria. Gli studi di epidemiologia si svolgono in Africa, con localizzazione preferenziale nel Burkina Faso, un paese Africano legato all'Italia da rapporti di cooperazione. Gli studi del gruppo Modiano analizzano in modalità Genome-wide (GWA) le associazioni con la suscettibilità alla malaria grave. Un'altra linea di ricerca riguarda la base genetica della bassa suscettibilità alla malaria dei Fulani, un gruppo etnico dell'Africa Occidentale. 

Domanda: Il Network è attivo nel training di studenti provenienti da aree malariche?

Risposta: L’Italian Malaria Network è attivo anche per quanto riguarda il training di studenti provenienti da aree malariche. Il Network infatti sponsorizza e collabora con la Scuola di Dottorato su "Malaria e sviluppo umano" (Malaria and Human Development) operativa presso l'Università di Camerino. La missione della scuola, organizzata e gestita dall'Institute of Advanced Studies e dalla Scuola di Farmacia dell'Università di Camerino, è di preparare giovani ricercatori provenienti da aree malariche a svolgere ruoli quale coordinatori di progetti di ricerca e sviluppo, manager e "decision makers" integrati nei rispettivi sistemi di salute pubblica, esperti in malaria pronti ad agire come riferimenti del modo politico, con la finalità di contribuire al controllo della malaria nei rispettivi paesi di origine. Il programma è aperto a candidati con background in scienze biomediche o anche in scienze sociali e offre un training intensivo della durata di due mesi all'anno per 3 anni complessivi. Il training si conclude ogni anno con un workshop multidisciplinare sulle strategie di controllo della malaria al quale partecipano esperti internazionali, prevalentemente provenienti da paesi in cui la malaria è endemica.
L’edizione dello scorso anno si è conclusa a Perugia con una round table al quale hanno partecipato i maggiori esponenti istituzionali della cooperazione internazionale italiana e rappresentanti del mondo del volontariato oltre che l’ambasciatore del Burkina Faso. L’incontro ha rappresentato un’occasione importante per far conoscere il Network e per stringere preziose collaborazioni con i paesi con i paesi più colpiti dalla malaria.
Il programma, fondato e diretto dalla Dr Annette Habluetzel ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), malariologa dell'Università di Camerino, è supportato dalla WHO, dal Global Malaria Programme e dall'Italian Malaria Network (http://malwks.unicam.it/). 

Domanda: Qual è l’importanza di una giornata tematica ONU?

Risposta: Da quanto detto sinora dovrebbe comprendersi il motivo per cui è importante non abbassare la guardia nei confronti della lotta alla malaria. Risulta pertanto estremamente importante sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo ai “numeri” della malaria che testimoniano, se ve ne fosse bisogno, la sua attuale e perdurante gravità. Accanto a ciò, è altrettanto importante sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità ed importanza di sostenere la ricerca scientifica, soprattutto in Italia, che costituisce l’unica strada percorribile per sperare di raggiungere ciò che è stato indicato dalle Nazioni Unite quale 6° Obiettivo del Millennio, ovvero l’arresto entro il 2015 dell’incidenza della malaria.
Per raggiungere tale scopo devono essere messe in campo tutte le misure possibili e, sotto questo profilo, la scelta di dedicare una giornata a tale malattia può senz’altro rappresentare uno dei modi migliori per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Per avere informazioni sulla Giornata ONU cliccare qui 

 

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