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Ban Ki-moon: questa è la peggiore crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. Ecco cosa possiamo fare

BanKimoon 1

18 mag - Questo articolo è stato scritto dal Segretario Generale ONU al termine della sua 'Missione per l'Umanità' in alcuni paesi del mondo. In vista del World Humanitarian Summit del 23-24 maggio, proponiamo il resoconto di un viaggio che ha portato Ban Ki-moon tra alcune delle comunità più vulnerabili al mondo.

Il mese prossimo ho convocato a Istanbul il primo World Humanitarian Summit della storia, che affronterà la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale.

Nonostante più di 125 milioni di persone in tutto il mondo abbiano bisogno di assistenza umanitaria, stiamo assistendo al maggior deficit di finanziamenti necessari per sostenerli degli ultimi decenni. Il vertice di Istanbul si propone così di creare una cornice sostenibile per provvedere all'assistenza di queste donne, uomini e bambini, compresi i circa cinque milioni di rifugiati provenienti dalla Siria.

Con questa situazione inmente, ho intrapreso di recente una “Missione per l'umanità”, visitando i paesi che ospitano le popolazioni vulnerabili, dove i bisogni umanitari sono molti. Volevo ascoltare direttamente le persone colpite dalla crisi umanitaria, oltre a coloro che operano per contrastarla.

BanKimoon 2 Pompando acqua da un pozzo, regione Oromia, Etiopia (Foto ONU /Eskinder Debebe)

La mia prima tappa è stata l'Oromia, una regione dell'Etiopia, dove le persone stanno soffrendo la siccità peggiore degli ultimi trenta anni. Lì il terreno è duro come roccia e crepato; l'aria spesso è piena di polvere. Ho assistito in prima persona alla realtà quotidiana di migliaia di famiglie, e ho ascoltato persone in preda alla disperazione; dopo aver trascorso anni a sfamare le loro famiglie grazie al bestiame e alle coltivazioni, adesso dipendono da assistenza alimentare d'emergenza.

Presso una struttura sanitaria, un pozzo, un punto di distribuzione alimentare e di trasferimento di contanti, sono stato anche in grado di vedere come le Nazioni Unite, il governo e le agenzie umanitarie lavorano insieme per aiutare le persone che vivono in Etiopia. Ma vi è urgente bisogno di maggiori finanziamenti perché la distribuzione del cibo possa continuare e le persone non soffrano la fame.

BanKimoon 3 Con gli studenti alla scuola elementare Bwerangula, a Kinshasa, RDC orientale (Foto ONU/Eskinder Debebe)

Nel Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo, dove la violenza ha costretto circa 42.500 persone ad abbandonare le proprie abitazioni, ho visitato una scuola elementare finanziata dalle Nazioni Unite nel campo sfollati di Mungote. Lì ho ascoltato gli studenti e ho condiviso con loro le mie esperienze da bambino sfollato durante la guerra di Corea. E, soprattutto, li ho incoraggiati a continuare ad imparare a dispetto delle circostanze, perché loro sono i leader del futuro.

Ho incontrato anche donne sopravvissute alla violenza di genere. Queste donne forti e coraggiose stanno lentamente rimettendo insieme le loro vite e stanno rafforzando l’emancipazione economica grazie all’attività svolta presso il forno del campo. Una di loro, Claudine Ntawanga, ha spiegato che il forno la aiuta a pagare una parte delle tasse scolastiche dei figli, e contribuisce anche a ridurre le aggressioni sessuali perché, senza di esso, la principale fonte di guadagno delle donne consisterebbe nel raccogliere legna nella foresta, dove vengono spesso aggredite.

Il messaggio di Claudine, a me e al resto del mondo, era un appello alla pace. «Vogliamo davvero tornare a casa», mi ha detto.

BanKimoon 4 Foto: Allo Shifra Medical Centre di Ouagadougou, Burkina Faso(rappresentante ONU/ Stephane Dujarric)

Nell’unità di riabilitazione nutrizionale pediatrica del Shifra Medical Centre di Ouagadougou, in Burkina Faso, ho potuto osservare i risultati concreti degli sforzi per ridurre malnutrizione e insicurezza alimentare cronica. In Burkina Faso il numero dei bambini affetti da malnutrizione acuta che ricevono una cura è triplicato, passando da 40.000 del 2011 a 120.000 del 2015. Migliaia di vite vengono salvate ogni anno, evitando terribili sofferenze umane e contribuendo ad assicurare un futuro al paese.

BanKimoon 7 Con gli studenti alla scuola elementare Mazouzi Mohamed in Algeria (Foto:Portavoce ONU/ Stephane Dujarric)

Le Nazioni Unite credono negli investimenti sui giovani e sperano di raggiungere gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile entro il 2030. Alla scuola elementare Mazouzi Mohamed ad Algeri, ho spiegato ai giovani studenti che quando promettiamo che gli Obiettivi Globali non lasceranno indietro nessuno ci rivolgiamo a loro, ai bambini di tutto il mondo. Con l’accesso a una buona istruzione, diventeranno cittadini creativi e produttivi, capaci di contribuire al cambiamento.

La Siria sta agonizzando. Dopo quasi cinque anni di crisi, 250.000 persone sono morte e 4,5 milioni sono state costrette a fuggire dal paese per andare, nella maggior parte dei casi, nei paesi vicini. Al campo profughi Zaatari in Giordania, che ho visitato insieme a mia moglie, Yoo Soon-taek, e al Presidente della Banca Mondiale Jim Kim, ho incontrato Zaad, una diciassettenne siriana. Zaad ci ha raccontato al sua storia e ha condiviso con noi il suo sogno di diventare un’interprete. Poche cose mi hanno motivato più della speranza e dell’ottimismo che ho visto sul volto di quella giovane donna.

BanKimoon 6 Con Zaad, una giovane rifugiata siriana, al capo profughi Zaatari (Foto ONU/Mark Garten)

Nel Libano del nord, ho visitato l’insediamento Hay El-Tanak che ospita cittadini libanesi in difficoltà e circa 2.400 rifugiati palestinesi e siriani. Ho sottolineato il mio fermo impegno nel sostenere i rifugiati siriani ospitati temporaneamente in Libano, fino a quando riterranno di poter tornare in Siria in tutta sicurezza, e ho assicurato che il Libano può contare sul nostro pieno sostegno per i suoi cittadini in difficoltà, così come per i rifugiati siriani.

Al campo Nahr El-Bared in Libano, ho parlato con una donna che attende di tornare a casa. È scoppiata in lacrime. Nessuna parola di conforto poteva consolarla, perché le parole non sono abbastanza. Quello che serve sono i fatti.
In questi paesi e in altri che ho visitato durante la mia missione, ho sentito esprimere le stesse speranze da tutte le donne, gli uomini e i bambini che ho incontrato. Coloro che sono fuggiti non vogliono nient’altro che tornare a casa; coloro che hanno problemi di insicurezza alimentare desiderano poter lavorare e sfamare le loro famiglie; quanti sono privati di un’istruzione desiderano avere l’opportunità di imparare; coloro che sono stati vittime di violenza desiderano vivere in pace. Desiderano quello che tutti meritano: l’opportunità di vivere un vita dignitosa. Non dobbiamo deluderli.

• I leader mondiali possono colmare il divario tra com’è il mondo e come dovrebbe essere. Visita impossiblechoices.org e chiedi al tuo leader di partecipare al World Humanitarian Summit e di intervenire per porre fine alle sofferenze umane

• Maggiori informazioni sul World Humanitarian Summit

• Scopri di più sull’azione umanitaria delle Nazioni Unite sul sito di UN OCHA

• Scopri di più sugli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile sul sito di UN Sustainable Development Goals.

SDG Poster 2018 2

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