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L'istruzione e il futuro dell'infanzia vittime dei combattimenti ad Aleppo

 1070

24 ago - I combattimenti quotidiani nella città siriana di Aleppo, intensificatisi di recente, mettono costantemente a rischio la vita di migliaia bambine e bambini. La possibilità di frequentare la scuola è tra le tante vittime del conflitto: numerose strutture scolastiche sono diventate bersaglio di attacchi, occupate dai combattenti, distrutte o pesantemente danneggiate. Di recente, alle statistiche si è aggiunta la scuola del quartiere 1070, uno dei complessi costruiti dall'UNICEF.

L’UNICEF è impegnato a garantire un’istruzione ai 2,1 milioni di bambine e bambini esclusi dal sistema scolastico ad Aleppo e in tutta la Siria.Sono 130 le classi prefabbricate installate dall'UNICEF per far fronte all’emergenza istruzione per chi ad Aleppo è stato costretto ad abbandonare la propria casa. La scuola del quartiere 1070 ospitava più di una trentina di classi ed era fornita di servizi igienico-sanitari. La scuola 1070 era l’unica scuola media femminile del quartiere, un luogo di speranza per le figlie di migliaia di famiglie sfollate a causa dei combattimenti nelle zone rurali. Dal 2013 al 2016, con la progressiva aggiunta di nuovi locali e gli sforzi condotti nel quadro della campagna UNICEF ‘Back to School’, il numero di alunne iscritte era passato da 660 a 2.500.

La scuola del quartiere 1070 era considerata un rifugio dalla violenza, un luogo sicuro dove costruire il futuro. Dopo che alcune studentesse avevano espresso preoccupazione per le condizioni di sicurezza all’ingresso a scuola, l’UNICEF si era subito messo all'opera, collaborando con il personale scolastico alla costruzione di una parete di acciaio per permettere alle studentesse di entrare a scuola, muoversi e giocare nel cortile in tranquillità.
“Nonostante le squallide condizioni di vita intorno a loro, le ragazze erano felici e piene di energia in un luogo pulito e ben organizzato. La scuola dava loro l’opportunità di vivere un’infanzia ormai perduta”, racconta la Rappresentante UNICEF per la Siria Hanaa Singer.

L’escalation delle violenze il 31 luglio, con intensi colpi di mortaio e bombardamenti, ha costretto le famiglie delle studentesse, già sfollate, a una nuova fuga. La scuola 1070 ne è uscita pesantemente danneggiata, e le studentesse non vi hanno più fatto ritorno.
“Ho visto vetri e finestre rotte, le porte distrutte. Ho visto libri sparsi ovunque sul pavimento, mescolati ai resti di bombe e proiettili. Le pareti della facciata esposta ai cecchini trapassate da proiettili in numerosi punti. Una classe prefabbricata risulta incenerita”, è il racconto della preside della scuola sul suo rapido sopralluogo dopo gli attacchi. “La scuola ospitava corsi estivi di recupero per permettere alle studentesse di mettersi in pari, colmare le lacune prodotte da anni di mancata istruzione a causa del conflitto. La presenza della scuola in pieno luogo di conflitto e la nuova fuga delle famiglie hanno messo fine a tutto questo.”

Insieme alla scuola 1070, un’altra dozzina di scuole nei dintorni risulta danneggiata dall’intensificazione dei bombardamenti dalla fine di luglio. Altre otto scuole sono state occupate da combattenti.

syrians

Mentre si avvicina l’inizio dell’anno scolastico, alunne e insegnanti ancora non sanno se potranno far ritorno nella loro amata scuola 1070.

I danni inflitti a così tante scuole hanno spinto l’UNICEF a studiare e pianificare alternative. Nel frattempo, finché non sarà data loro la possibilità di ritornare a scuola, l’UNICEF prevede di estendere ad altri bambini il proprio programma di auto-apprendimento.

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