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Intervista al Prof. Andrea Segrè in occasione della Giornata Mondiale dell'alimentazione 2016

Andrea Segre World Food Day

14 ott - In vista della Giornata Mondiale dell'alimentazione (World Food Day 2016), che si celebra il 16 ottobre, abbiamo intervistato il Professor Andrea Segrè, docente di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna, fondatore Last Minute Market, presidente Centro Agroalimentare Bologna e Fondazione Edmund Mach Trento.

1 - World Food Day, Giornata Mondiale dell’alimentazione 2016: anche quest’anno nel segno del paradosso del nostro tempo fra scarsita’ e sovrabbondanza, fra sottoalimentazione e spreco. Un circolo vizioso globale: sul piano umano, etico, socio-economico. Non solo: quali le implicazioni per l’ambiente?

«Due dati, eloquenti: lo spreco di alimenti è il terzo produttore mondiale di CO2, mentre in valore conta come il prodotto interno lordo della Svizzera: 750 miliardi di dollari. Ha senso aumentare la produzione di cibo per una popolazione mondiale in forte crescita demografica – si stima più 60/70% di produzione per sfamare i 9 miliardi di stomaci previsti nel 2050 - se poi un terzo della produzione stessa non raggiunge mai le tavole? Ogni anno circa un terzo della produzione mondiale di cibo destinata al consumo umano si perde o si spreca lungo la filiera alimentare (dati FAO): parliamo di circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ancora edibile che trasformiamo in rifiuto.

I costi ambientali sempre meno sostenibili: l’attività umana - produzione agricola, riscaldamento domestico, trasporti solo per richiamare le attività più impattanti sull’ambiente – è diventata un vero e proprio agente di trasformazione. Peraltro avvenuta nel breve arco di tempo di qualche generazione, nulla se rapportato alla lunga storia della Terra iniziata oltre 4 miliardi di anni fa. Ma oggi gli studi dimostrano come la pressione sui sistemi naturali sia andata ben oltre la capacità del Pianeta: che ha limiti biofisici definiti, anzi finiti. Siamo in una nuova era geologica, l’Antropocene: dunque è sull’uomo che dobbiamo intervenire per cambiare le cose: sulla nostra cultura, sui nostri stili di vita.

Un segnale in questa direzione è venuto dall’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, dove la riconnessione alla natura viene definita ecologia integrale. Per dire che dobbiamo uscire tanto dalla logica di crescita (economica) materiale e infinita quanto dalla cultura dello scarto (umano) e degli sprechi (alimentari). Oggi il valore economico del cibo sprecato a livello globale si aggira intorno ai 1.000 MLD di dollari/anno e sale a circa 2.600 MLD di dollari se si considerano i costi nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale. Per produrre il cibo che viene sprecato ogni anno nel mondo usiamo circa 250.000 miliardi di litri d’acqua: un quantitativo sufficiente per soddisfare i consumi domestici di una città come New York nei prossimi 120 anni».

2 - Si tratta dunque di cambiare radicalmente rotta?

«La nuova ricchezza delle nazioni, parafrasando il classico testo di Adam Smith, non è più nel far crescere a tutti i costi la produzione. Piuttosto, come ci suggerisce l’antropologa Riane Eisler, dobbiamo promuovere un’economia di cura dove i beni economici più importanti riguardano le persone e l’ambiente naturale: la cura di sé, degli altri, della natura. Bisogna andare oltre al mercato come meccanismo migliore per produrre e distribuire i beni vitali necessari, includendo anche le attività di sostegno vitale delle famiglie, delle comunità e della natura. Ecco il percorso da intraprendere: l’economia di cura della natura ovvero dobbiamo curarci delle risorse naturali attribuendo a queste un valore.  La natura è un capitale che si deprezza, se non ne teniamo conto in qualche modo le risorse verranno esaurite senza possibilità di ritorno». 

3 - Numeri inquietanti per lo spreco di cibo anche a livello europeo …

«Il costo annuo nei Paesi UE è quantificabile in 143 miliardi di euro: ciascun cittadino spreca ogni anno 173 chilogrammi di cibo. Gli Stati UE-28 producono ben 88 milioni di tonnellate di spreco alimentare ogni anno, e non stupisce che il soggetto maggiormente responsabile degli sprechi siano le famiglie, con 47 milioni di tonnellate, vale a dire il 70% dello spreco alimentare complessivo (dati Fusions - Last Minute Market / UnIbo). Un monitoraggio che si riverbera a livello italiano: dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura domestico vale complessivamente 8 miliardi di euro all’anno, ovvero ca 30 euro mensili a famiglia per 600 grammi circa di cibo sprecato.

Complessivamente lo spreco di cibo costa pero’ il doppio, ogni anno, agli italiani: innanzitutto perché lo spreco domestico dichiarato nei sondaggi è quello percepito, non quello reale che secondo i primi test dei ‘Diari di famiglia’ Waste Watcher vale almeno il 50% in più, ovvero 12 miliardi ca. A questa cifra vanno poi sommate la perdita in campo (ca 1 miliardo e 25 milioni), gli sprechi nell’industria (ca 1 miliardo e 160 milioni) e nella distribuzione (ca 1 miliardo e 430 milioni). Si arriva così al valore di 15 miliardi e 615 milioni di spreco alimentare annuo in Italia (elaborazione Distal Università di Bologna e Last Minute Market su dati Borsa Merci Bologna».

4 - Atto ufficiale dell’Unione Europea, in tema di sprechi alimentari, resta la Risoluzione del Parlamento europeo datata 19 gennaio 2012: con obiettivi rimasti a livello di intento, e mai fatti propri dalla Commissione …

«Purtroppo è così. Le richieste contenute nel primo atto ufficiale Ue, la Risoluzione 2012 “Come evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’UE”, a tutt’oggi sono rimaste senza risposta da parte del Governo Europeo. Dal 2010 con la nostra campagna europea di sensibilizzazione “Spreco zero” chiediamo l’istituzione di un Anno europeo dedicato alla questione. La nostra Dichiarazione congiunta aveva fissato nel 2025 l’anno limite per dimezzare gli sprechi a livello Ue. Un obiettivo fatto proprio dalla Risoluzione 2012 del Parlamento Europeo.

Nel 2014 siamo tornati a Strasburgo con Paolo De Castro, allora Presidente della Commissione Agricoltura, con il presidente della Commissione Ambiente Matthias Groote e con il relatore della Risoluzione Salvatore Caronna: abbiamo cercato di rilanciare un documento-appello per portare all’attenzione dell’attuale Commissione europea l’impegno congiunto in tema di spreco alimentare. Chiedevamo una campagna di informazione e buone pratiche per tutti i cittadini dell’Unione, attraverso l’istituzione dell’Anno Europeo contro lo spreco alimentare. Ma tuttora poco si è mosso in questa direzione. Eppure è sotto gli occhi di tutti: il settore agroalimentare necessita di una transizione verso produzioni più sostenibili, ma anche di cittadini informati e responsabili». 

5 - I sondaggi legati allo spreco alimentare domestico, però, si basano su percezioni: come si puo’ arrivare a dati reali?

«I risultati di queste ultime stagioni spese per la sensibilizzazione di cittadini e amministratori sul tema dello spreco alimentare si sono tradotti, in Italia, nella nuova normativa antispreco. La nuova legge però non prevede strumenti precisi di monitoraggio dello spreco: anche per questo da novembre partirà il primo monitoraggio scientifico dei nostri “Diari di famiglia” Waste Watcher: misurazioni scientifiche realizzate con Università di Bologna ed Swg per misurare lo spreco reale e non solo quello percepito, attraverso annotazioni dettagliatissime di gruppi di famiglie in tutta Italia, con valenza statistica. E anche attraverso il 'waste sorting', ovvero il controllo incrociato fra quanto scrivono e quanto gettano nella loro spazzatura.  Sarà una grande svolta per l'accertamento dello spreco nel nostro Paese, anche come esempio per altri Paesi europei».

6 - Sul piano operativo, quali suggerimenti potrebbe dare a tutti noi, nelle abitudini del quotidiano?

«Ci sono piccole strategie smart, utili a prevenire e ridurre lo spreco domestico. Quelle essenziali, semplici e intuitive sono legate a momenti importanti della “vita” del cibo: l’approvigionamento (spesa), la conservazione (frigorifero) e la preparazione (cucina). La lotta allo spreco di cibo inizia con la scelta e la programmazione degli acquisti e dei pasti. Evitiamo acquisti sbagliati, frettolosi e eccessivi, guidati dalle offerte 3x2 dei supermercati, dalle confezioni maxi-risparmio o dagli sconti. Controlliamo cosa ci serve e cosa abbiamo già superando la “sindrome della dispensa vuota”. Facciamo una lista in base alle reali esigenze. Ed evitiamo di andare al fare la spesa a digiuno, le tentazioni potrebbero aumentare.

Nel frigorifero facciamo attenzione al ripiano giusto dato che la temperatura non è omogenea. Inoltre è utile far ruotare i prodotti, mettendo davanti quelli più deperibili e a breve scadenza.. Molto può essere congelato: prodotti freschi, pane e avanzi già porzionati. E in cucina bisogna fare sempre attenzione alle quantità. Per riutilizzare gli alimenti avanzati e gli scarti alimentari esiste ormai una “letteratura” sterminata: in questo campo non c’è nulla inventare ma soltanto da provare. Se il cibo è comunque troppo, e non si può congelare o riciclare, può essere condiviso immediatamente con amici e vicini di casa. Un modo per creare occasioni di scambio, convivialità e socialità».

SDG Poster 2018 2

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