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L’ILO dedica uno studio sull’erosione del ceto medio in Europa

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25 nov - Secondo un recente studio pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) intitolato Europe’s Disappearing Middle Class? Evidence from the World of Work (“La classe media europea sta scomparendo? Evidenze dal mondo del lavoro”), nel Vecchio continente il ceto medio si ritrova stretto tra una minoranza appartenente ai ceti abbienti e un numero sempre più in crescita di poveri, specialmente dopo aver sperimentato , tra il 2004 e il 2011, una diminuzione del 2,3 per cento. E da allora la disparità ha continuato ad aumentare.
 

Tra i Paesi in cui tale fenomeno era già accentuato prima della crisi vi sono Germania (con una diminuzione annuale del 3 per cento) e Grecia, seguiti da Lussemburgo, Paesi Bassi e Regno Unito, tutte nazioni in cui i gruppi a basso reddito includono gran parte della classe dei lavoratori. In modo analogo, la crisi finanziaria ha arrestato anche la crescita della middle class in gran parte dei Paesi dell’Europa Centrale e Orientale.

 
Nell’Unione Europea, il nucleo della classe media (ovvero il gruppo costituito da persone il cui reddito equivale all’80-120 per cento del reddito medio) rappresenta il 23-40 per cento delle famiglie: la classe media più forte si trova tutt’oggi in Danimarca (40%) e Svezia (39%), mentre Lettonia (23%) e Lituania (24%) registrano il tasso più basso.
 
 
“I Paesi con un forte ceto medio sono caratterizzati da un numero più elevato di adulti che lavorano e dall’aumento del numero di famiglie con due redditi”, ha fatto notare Daniel Vaughan-Whitehead, l’editore del volume pubblicato dall’ILO. La Spagna, ad esempio, ha sperimentato una rapida crescita della sua classe media sin dagli anni ’80 proprio perché, da allora, sempre più donne hanno cominciato a partecipare al mercato del lavoro. Ma come ha aggiunto Vaughan-Whitehead, questo significa che un unico reddito non è più sufficiente per continuare a far parte della middle class e che in alcuni casi, alcune professioni come quella dell’insegnante o del medico, normalmente classificati come lavori di ceto medio e che vedono impiegate soprattutto donne, potrebbero non appartenere più alle fasce di reddito medio.
 
 
La crisi del ceto medio è  stata causata da una serie di fattori complessi, che variano da paese a paese: dalla diminuzione della qualità dei lavori, alla crescita del settore a basso salario, al calo dell’occupazione nel settore pubblico a salari più bassi. Si tratta ovviamente di un fenomeno preoccupante e dannoso per le nuove generazioni, che richiede un’azione politica mirata per poter essere fermato.
 
 
Il caso dell’Italia
 
 
Growing Unequal è il titolo di un rapporto OCSE uscito a pochi giorni dalla pubblicazione dello studio dell’ILO, da cui è risultata ancora più marcata la diseguaglianza tra ricchi e poveri specialmente in Italia, dove pare addirittura che la classe media si stia estinguendo a causa dei salari minimi estremamente ridotti e di ceti abbienti con standard di vita decisamente più alti rispetto a Paesi come, ad esempio, la Germania. Ma il nostro Paese non è da solo: tra i quelli in cui il fenomeno è così acceso vi sono anche Messico, Turchia, Portogallo, USA e Polonia. Il motivo, spiega l’OCSE, dipende dal fatto che “le famiglie ricche hanno ottenuto risultati positivi rispetto alla classe media e alle famiglie dei livelli più bassi della scala sociale”.

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