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Intervista a Sergio Marchisio, Professore di Diritto internazionale, in occasione della Giornata dei diritti umani

sergio marchisio university of rome

9 dic - Il 10 dicembre è la giornata dei diritti umani, istituita nel 1950 dall’Assemblea generale dell’ONU. Questa data è stata scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1948. In occasione di tale ricorrenza abbiamo intervistato il Prof. Sergio Marchisio, Professore ordinario di Diritto internazionale e Direttore del Master di II livello in Tutela internazionale dei diritti umani “Maria Rita Saulle” e del Corso multidisciplinare di formazione su Rifugiati e migranti presso l’Università Sapienza di Roma. 

Il Prof. Marchisio è inoltre membro del Comitato per i diritti umani (SIOI), membro del Consiglio scientifico e strategico del Consiglio italiano per i rifugiati e autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche; da ultimo, ha curato il volume “Disarmo, limitazione degli armamenti e diritti umani”. 

Professor Marchisio, alla luce delle evoluzioni che il sistema internazionale di tutela dei diritti umani ha conosciuto, è corretto parlare oggi di universalità dei diritti umani?

Sono trascorsi quasi settanta anni dalla proclamazione, da parte dell’Assemblea generale dell’ONU il 10 dicembre 1948, della Dichiarazione universale dei diritti umani e più di venti anni dall’adozione di un’altra importante Dichiarazione, quella della Conferenza di Vienna del 1993, che proclamava l’universalità e indivisibilità dei diritti umani.

La tutela dei diritti umani all’interno degli ordinamenti statali è profondamente legata a quello che possiamo definire come il diritto internazionale dei diritti umani. Assistiamo oggi ad una evoluzione a livello globale e a una contemporanea evoluzione a livello regionale. 

Il progressivo consolidamento delle norme a tutela dei diritti fondamentali è dovuto principalmente agli organi istituiti nell’ambito dell’azione di promozione delle Nazioni Unite e ai trattati a vocazione universale, a loro volta istitutivi di organi deputati al monitoraggio dell’attuazione degli obblighi in essi previsti. Tra questi, nel 2000, l’allora Segretario generale Kofi Annan ha individuato venticinque “core treaties”, identificati come quelli più significativi per assicurare la realizzazione degli scopi dell’ONU. Di questi, tredici trattati sono in materia di diritti umani, uno riguarda i rifugiati, tre la giustizia penale internazionale, cinque il disarmo, tre la tutela dell’ambiente.

Anche i sistemi regionali di tutela hanno contribuito in modo importante all’affermazione dei diritti, in modo diversificato. Siamo in presenza di sistemi regionali quali quello istituito dalla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU), che è un sistema di protezione molto avanzato, con un organo giurisdizionale che può sanzionare gli Stati attraverso meccanismi di ricorso individuali o interstatali, e altri sistemi ancora in divenire quali la Carta araba dei diritti umani, adottata nel 1994 nell’ambito della Lega degli Stati arabi, che non dispone di organi giurisdizionali, ma di un Comitato di monitoraggio. 

L’universalità dei diritti umani è un concetto imprescindibile che si accompagna alle leggi fondamentali che devono regolare l’agire umano. Tale universalità, tuttavia, è di fatto “indebolita” dalle diversità culturali e giuridiche esistenti nel mondo tra gli ordinamenti statali, che sembrano confermare il principio della relatività delle valutazioni giuridiche. Si pensi al caso della pena di morte, proibita nella maggior parte degli Stati, ma ancora ammessa come punizione capitale in alcuni paesi (tra i quali Cina, Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti).  

Quale ruolo ricoprono i diritti umani di fronte alle attuali crisi internazionali?

Non si deve dimenticare che l’importanza dei diritti umani dipende dalla stretta connessione con la pace, intesa nel suo pieno significato e dunque non solo come assenza di conflitti. La pace è infatti un presupposto necessario per l’effettivo esercizio di tali diritti.

La tutela dei diritti umani, così come concepita, deve essere tuttavia sempre alla base di qualsiasi sistema giuridico e in qualsiasi situazione. Le società contemporanee devono fronteggiare gravi crisi internazionali migratorie, dovute a conflitti, degrado ambientale, terrorismo. La pressione esercitata da tali fenomeni sulle comunità statali rischia di indebolire la capacità dei sistemi nazionali e del sistema europeo di garantire il pieno esercizio dei diritti fondamentali e la tutela delle persone meritevoli di protezione internazionale.

Tra le crisi internazionali odierne proprio quella migratoria, per la portata e l’impatto, assume un significato particolare per tutto il sistema europeo. L’art. 2 del Trattato sull’Unione europea (TUE) sancisce che l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. L’art. 6 dello stesso trattato stabilisce che l’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati, e che i diritti fondamentali, garantiti dalla CEDU e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali. 

Alla luce di quanto espresso nei trattati, l’Unione dovrebbe assumere un ruolo di primo piano e garantire l’effettivo esercizio dei diritti fondamentali a tutte le persone sul proprio territorio. Le resistenze statali e la volontà di aggirare il problema, ad esempio attraverso l’Accordo con la Turchia, producono una situazione di incertezza che rischia di far perdere di significato le norme sui dritti umani contenuti nel TUE. Le proposte di riforma del Common European Asylum System (CEAS) possono essere un’occasione per una effettiva e significativa risposta europea ai flussi migratori massicci da zone di guerra o di gravi e capillari violazioni dei diritti umani.

La tutela dei diritti umani nel contrasto al terrorismo è un altro banco di prova importante. L’aumento di attentati terroristici degli ultimi anni rischia di provocare la compressione di alcuni diritti fondamentali in nome di esigenze di sicurezza nazionale o di ordine pubblico. Tali limitazioni, tuttavia, non devono condurre all’annullamento di questi diritti. È una difficile opera di bilanciamento.

La società contemporanea è caratterizzata dalla costante introduzione di nuove tecnologie nella vita quotidiana. Come si conciliano tali strumenti con i diritti umani? 

In relazione all’introduzione nella quotidianità di sempre nuovi strumenti tecnologici, principalmente di tipo informatico, vi è l’esigenza di tenere saldi gli standard di garanzia dei diritti umani anche quando si utilizzano tali tecnologie. Va ricordato che da sempre le innovazioni scientifiche e tecnologiche hanno influito notevolmente sul diritto e, dunque, anche sull’esercizio dei diritti fondamentali. 

Varie sono le questioni riguardanti gli aspetti della ricerca scientifica e la diffusione di nuove tecnologie. Queste ultime, soprattutto nel settore dell’informazione e della comunicazione, stanno assumendo forme sempre più invasive della sfera privata dei cittadini, spesso con il loro consenso, mettendo in discussione consolidati diritti e libertà fondamentali. Basti ricordare il rapporto conflittuale tra tutela della riservatezza, il c.d. diritto all’oblio, e il diritto all’informazione nel caso di persone che ricoprono cariche pubbliche o ai casi di violazione della proprietà intellettuale su internet.

Al tempo stesso, però, tali tecnologie consentono a tutti la libertà di espressione e, in quanto tali, sono importanti strumenti di promozione delle libertà fondamentali. Dunque, anche in tali casi, è necessario trovare un punto di incontro condiviso tra diritti e obblighi, in modo da valorizzare gli aspetti positivi e limitare quelli negativi. 

Perché è importante insegnare e diffondere la cultura dei diritti umani?

La conoscenza è la condizione necessaria per la rivendicazione dei propri diritti fondamentali. Le attività formative in questo settore sono fondamentali. Durante la Conferenza di Vienna del 1993, la comunità internazionale riconobbe l’importanza fondamentale dell’educazione ai diritti umani al fine di promuovere e diffondere a tutti i livelli una cultura universale dei diritti umani e, in particolare, prevenirne le violazioni. 

Nel dicembre del 1994, è stato proclamato il Decennio delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti umani (1995-2004) coordinato dall’Alto Commissario per i diritti umani, definendo l’educazione ai diritti umani come un processo permanente attraverso il quale imparare il rispetto e la dignità degli altri nonché i modi e i metodi per garantire tale rispetto in tutte le società. 

L’attività di promozione nell’ambito delle Nazioni Unite è proseguita con la proclamazione, da parte dell’Assemblea generale con la risoluzione 59/113 del 10 dicembre 2004, del Programma mondiale per l’educazione ai diritti umani (ancora in corso) per favorire l’istituzione di programmi di educazione ai diritti umani in tutti i settori. Il Programma è strutturato in tre fasi, fino al 2019, incentrate sull’educazione ai diritti umani nei sistemi scolastici primari, secondari e superiori e programmi di formazione specifici per insegnanti, educatori, funzionari pubblici, funzionari di polizia, militari, professionisti e giornalisti.

Da anni ormai nell’Università organizziamo attività dedicate alla promozione e diffusione della cultura dei diritti umani, soprattutto nell’ambito del Master universitario sulla Tutela internazionale dei diritti umani, istituito sedici anni fa, e del Corso multidisciplinare di formazione su rifugiati e migranti, di cui a gennaio inizierà la XXVI edizione, che quest’anno hanno contato sulla partecipazione di oltre 300 tra studenti e operatori del settore.

Si tratta di percorsi per approfondire le questioni legate ai diritti umani e alla protezione dei richiedenti asilo e formare studiosi e operatori in grado di predisporre risposte adeguate ai problemi, attraverso l’uso di metodologie multidisciplinari. I due corsi, organizzati dal Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Sapienza di Roma, mirano a fornire gli strumenti per uno studio da diverse prospettive. L’analisi teorica è completata dall’esame degli aspetti pratici relativi all’attività delle organizzazioni sul campo e alla progettazione in materia di diritti umani. 

In qualità di Direttore del Master e del Corso ho inoltre promosso nel 2013 l’istituzione di un premio, il Sapienza Human Rights Award, che viene assegnato annualmente a personalità che si sono distinte per l’impegno e la promozione della causa dei diritti umani. Anche quest’anno gli Awards verranno assegnati in occasione della presentazione del Master e del Corso, che si terrà giovedì 15 dicembre, h. 15.00, presso l’Aula Organi collegiali del Rettorato dell’Università Sapienza.

Per maggiori informazioni sull’evento di presentazione:

www.masterdirittiumanisapienza.it/news-item.php?id=76 

Per maggiori informazioni sul Master e sul Corso:

www.masterdirittiumanisapienza.it 

www.facebook.com/MasterDirittiUmaniSapienza 

twitter.com/master_dirumani

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