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La diplomazia della coscienza - La Santa Sede alle Nazioni Unite

174376 Holy See

10 feb - Dal 1964, quando è stata accettata informalmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Santa Sede ha avuto un posto permanente nelle discussioni internazionali e ha usato il suo status di osservatore per rilasciare dichiarazioni su questioni riguardanti la pace e la dignità umana.

“Consideriamo le Nazioni Unite non solo come importanti in sé, ma molto importanti per l’umanità” ha detto a UN News l’Arcivescovo Bernardito Auza, Nunzio Apostolico and Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
Ha proseguito dicendo: “La Santa Sede, la Chiesa Cattolica stessa, apprezza e considera le Nazioni Unite come un’istituzione molto importante per tutti gli stati per riunirsi, discutere delle problematiche e perfino apprezzare insieme di ciò che si ha in comune”.

Le priorità della Santa Sede per ciò che concerne quest’anno sono molto simili agli obbiettivi dell’ONU (tra i quali, la missione di pace, l’assistenza ai profughi e rifugiati e il disarmo nucleare).
La Santa Sede è un termine di quasi 2000 anni che si riferisce alla sovranità internazionale del Papa, leader della Chiesa Cattolica Romana. Città del Vaticano è la proprietà geografica che assicura quella sovranità.
Ciò implica che la Santa Sede sia l’unica entità religiosa rappresentata tra i 193 stati membri dell’ONU e la Palestina, l’altro stato osservatore che non ne fa parte.

Inoltre, nel mondo diplomatico dove gli Stati Membri si contendono un posto nel Consiglio di Sicurezza o un posto di grado superiore nell’ONU, la Santa Sede rifiutò l’opportunità di diventare Membro GA nel 2004, quando la Svizzera, l’altro unico stato Osservatore Permanente al tempo, ottenne la piena appartenenza.
“È stata una decisione molto difficile da prendere. San Giovanni Paolo II era già malato al tempo, nel 2004. Lo ricordo bene: è stato lui stesso a prendere la decisione di rimanere come stato Osservatore Permanente” ricorda l’Arcivescovo. “Il motivo fondamentale fu che in questo modo potevamo rimanere neutrali.”
La Religione come giustificazione per uccidere

Nella Repubblica Democratica del Congo, quando il Presidente Joseph Kabila rifiutò di dimettersi dopo la scadenza del suo secondo mandato, il 19 dicembre 2016, la gente scese nelle piazze. Le dimostrazioni diventarono violente.
Nella notte di San Silvestro, i leader politici raggiunsero un accordo, mediato dalla Chiesa Cattolica, specificatamente dalla Conferenza Nazionale Episcopale del Congo (CENCO), che le elezioni presidenziali saranno tenute entro la fine del 2017, e il Presidente Kabila dovrà lasciare la guida del Congo. Se ciò avrà successo, sarà la prima transizione di potere pacifica del Paese dalla sua indipendenza avvenuta nel 1960.

“Le Nazioni Unite sono state molto riconoscenti di quello che i Vescovi sono riusciti a ottenere,” dice l’Arcivescovo Auza, aggiungendo che unificando i partiti e mediando, si è evitato “il caos e possibili spargimenti di sangue in tutto il Paese.”
La Santa Sede è inoltre attiva nell’aiutare a risolvere conflitti in Colombia e in Venezuela, dove è stato chiesto a Papa Francesco di aiutare a mediare nella situazione politica, ha detto l’Arcivescovo.

In Burundi, Mozambico e Filippine, la Chiesa è attiva nel mediare i conflitti tra gruppi religiosi differenti: “La Chiesa Cattolica sta ricoprendo un ruolo in prima linea per cercare di rimediare al fatto che sembra che la religione sia la causa di tutti i conflitti e anche di aiutare gli altri leader religiosi a capire che il loro ruolo è molto importante nel cercare di prevenire le guerre, i conflitti o la violenza.”

All’interno delle Nazioni Unite, la Santa Sede riferisce i messaggi indirizzandoli al Consiglio di Sicurezza, all’Assemblea Generale e a eventi speciali.
Per esempio, nel 2014, il Consiglio di Sicurezza ha adottato la risoluzione 2178, condannando l’estremismo violento ed esortando misure preventive relative ai viaggi e al sostegno dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) e altri terroristi foreign fighters. Il Cardinale Pietro Parolin, il Segretario di Stato della Santa Sede, ha detto al Consiglio che per far in modo di contrastare il terrorismo, la gente e gli stati devono raggiungere la giustizia sociale per tutti e la reciproca comprensione cultuale.

“La Santa Sede, che oltre ad essere un soggetto autonomo internazionale rappresenta anche una comunità di fede mondiale, afferma che le persone di fede hanno la grande responsabilità di condannare coloro che tentano di separare la fede dalla ragione e di strumentalizzarla per giustificare la violenza” dice il Cardinal Parolin.

Gli stati membri dell’Assemblea Generale capiscono quanto sia importante lavorare con leader religiosi in questioni internazionali. Nel 2010 l’Assemblea ha designato come settimana mondiale dell’armonia interreligiosa la prima settimana di Febbraio di ogni anno. Il suo obiettivo è diffondere “il messaggio dell’armonia interreligiosa e della benevolenza nelle chiese, nelle moschee, sinagoghe e templi di tutto il mondo e anche negli altri luoghi di preghiera, nel corso di questa settimana all’insegna dell’amore di Dio e del prossimo o nell’amore del bene e del prossimo, a seconda della tradizione o del credo religioso.”

In base alla risoluzione A/RES/65/5 emanata dall’Assemblea, gli stati membri riconoscono che gli imperativi morali di tutte le religioni, credenze e fedi esigono “pace, tolleranza e comprensione reciproca.”

Impegno al disarmamento nucleare in buona fede
La Santa Sede si è espressa profondamente per quanto riguarda l’uso violento che è stato fatto dell’energia atomica a partire dal 1943. Qui di seguito l’appello dell’arcivescovo Auza riguardo al disarmamento nucleare.

Immigrazione forzata: la corda prima o poi si spezza
Probabilmente, nessun’altra questione è stata così radicalizzata negli ultimi anni del movimento dei migranti e dei rifugiati. In tutto il mondo più di 65 milioni di persone sono in esilio, il numero più alto registrato dalla Seconda Guerra Mondiale. Una cifra record di migranti e rifugiati sono morti nel Mar Mediterraneo solo quest’inverno, l’ha annunciato venerdì il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF).

L’arcivescovo Auza si è espresso riguardo alle persone costrette a fuggire dalle loro case e riguardo a come “società e nazioni abbiano chiuso gli occhi davanti a questo problema e non abbiano fatto altro che confinarli”.

“Quando ero a Roma lo scorso mese, il Santo Padre mi ha chiesto esplicitamente di impegnarci attivamente nelle future negoziazioni intergovernative in vista di un accordo mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare,” afferma l’arcivescovo riguardo all’accordo internazionale che dovrebbe essere adottato nel 2018, che regolerà una serie di principi e accordi comuni tra gli stati membri riguardo alla migrazione internazionale.

L’accordo è stato lanciato con l’adozione della dichiarazione di New York su migranti e rifugiati da un summit dell’ONU il 19 settembre 2016. Le prossime discussioni verranno condotte a marzo a Ginevra, durante il Dialogo internazionale sulle migrazioni dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM).

Vissuta nella diplomazia, la Santa Sede è consapevole delle questioni che girano attorno alla migrazione e delle sfide che alcuni stati membri devono affrontare per aiutare rifugiati e migranti.

“Si dice che notiamo un crescente sentimento nazionalistico e persino un atteggiamento xenofobico,” dice l’arcivescovo Auza, aggiungendo anche che la migrazione “è stata usata anche come mezzo per raggiungere il potere da parte di alcuni partiti politici.”

“Capiamo che la migrazione ha aspetti negativi. Come ha detto il Santo Padre, faccio appello anche ai migranti affinché abbiano rispetto delle culture, delle vite e della società del popolo che li accoglie. È uno scambio reciproco, “ ha aggiunto

Per la questione migratoria, come per qualsiasi altra questione, la Santa Sede offre “orientamento e ispirazione spirituale”, come si afferma nel sito internet della missione della Santa Sede, invece che il supporto politico o l’aiuto materiale.

“Solo perché forse non siamo d’accordo su una particolare questione, non ci manchiamo di rispetto l’un l’altro,” dice l’arcivescovo riguardo alla collaborazione con gli stati membri, il Segretariato delle Nazioni Unite e le sue Agenzie. “Continuiamo a lavorare assieme. Continuiamo ad essere amici. Continuiamo a collaborare rispettando e riconoscendo le differenze.”

Leggi l'articolo originale su un.org.

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