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Intervista a Non Una di Meno in occasione della Giornata Internazionale della Donna

Non Una Di Meno

8 mar - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, abbiamo intervistato l'associazione Non Una di Meno, che vuole le donne "tutte insieme contro la violenza maschile", per costruire insieme percorsi di lotta e libertà. Risponde per noi Isotta Iannello, parte dello staff dell'ufficio stampa di Non Una di Meno.

Cosa è Non una di Meno?
Non una di Meno è un movimento femminista, è un percorso portato avanti da differenti realtà come la rete Io Decido, Dire (Donne in rete contro la violenza) e Udi (Unione Donne in Italia) che inizialmente hanno promosso il corteo nazionale di fine novembre contro la violenza maschile sulle donne. Oggi non ci sono solo queste iniziali realtà promotrici e vede al suo interno prima di tutto femministe, collettivi e associazioni da tutta Italia. È una realtà composita che al suo interno ne raccoglie altre.
Ad esempio Io Decido – Rete Romana – è una rete cittadina aperta, allargata, che negli ultimi tre anni si è mobilitata nelle strade, nei territori, negli ospedali, nelle università e in molti altri luoghi, cercando di guadagnare spazi potenziali e concreti di lotta e rivendicazione sul tema della salute, diritto universale per tutt*, contro la violenza di genere e molto altro.
Abbiamo “semplicemente” deciso di partire di nuovo da noi, dai nostri corpi, dai nostri desideri e dalla nostra autonomia, sull’onda delle manifestazioni in Spagna che, con la parola d’ordine #yodecido, si sono opposte alla riforma restrittiva della legge sull’aborto.
Dopo il femminicidio di Sara di Pietronatonio, e la chiusura di vari Centri Anti Violenza (CAV) in tutta Italia, la rete Io Decido ha intercettato la rete dei centri antiviolenza Dire e a Roma abbiamo iniziato a confrontarci individuando alcune macro aree – il piano legislativo, i CAV e i percorsi di autonomia, l’educazione alle differenze, la libertà di scelta e l’IVG. Così è nata Non una di Meno... Dopo tanti anni in cui le diverse realtà femministe si erano concentrate nei loro singoli percorsi e territori, c’è stata e c'è la volontà di ritrovarsi insieme e riconoscersi per iniziare un percorso propositivo e costituente. Si sono quindi organizzate assemblee e incontri fino alla prima tappa pubblica che è stata il grande corteo dello scorso 26 novembre contro la violenza maschile sulle donne che ha portato in piazza oltre 200 mila persone da tutto il Paese.

Avete della proposte concrete che si stanno articolando attraverso assemblee nazionali e territoriali, cosa state facendo di preciso?
Come abbiamo sempre detto la manifestazione è stata solo l'inizio, il nostro primo obiettivo è la scrittura di un piano femminista contro la violenza maschile sulle donne in tutte le sue forme. Un documento costruito dal basso, che aspira a raccogliere definizioni, pratiche e metodologie contro la violenza di genere. Una violenza che è articolata in una molteplicità di forme e aggredisce tutti i campi dell’esistente: dal lavoro alla salute sessuale e riproduttiva, passando per la formazione e la narrazione mediatica che da sempre utilizza strumentalmente i corpi delle donne. In questi mesi si sono quindi formati dei tavoli di lavoro tematici che vedono la partecipazione di migliaia di donne che si stanno confrontando sui questioni centrali utili alla riflessione femminista attuale e alla stesura del piano . I tavoli sono diversi poiché restituiscono la complessa articolazione della violenza stessa che si esplica in varie forme. I tavoli di lavoro sono otto: percorsi di fuoriuscita dalla violenza; legislativo e giuridico; lavoro e welfare; diritto alla salute sessuale e riproduttiva; educazione e formazione; femminismi e migrazioni; narrazione della violenza attraverso i media; sessismo nei movimenti. Per noi i piani antiviolenza governativi che si sono succeduti fino ad ora non solo non sono abbastanza articolati ed efficaci, soprattutto non colgono la realtà: la violenza maschile non è un fenomeno emergenziale ma un dato strutturale delle nostre società. Serve un cambiamento culturale e politico per fermarla.

Quale è il significato che state dando all'otto marzo?
L'otto marzo è una delle tappe del nostro percorso. Abbiamo deciso di risignificare questa data. Non è una festa e questo va ricordato. È la Giornata internazionale della donna e quest'anno ci sarà unamobilitazione che coinvolgerà 40 Paesi del mondo e a cui parteciperanno milioni di donne. Scioperiamo prima di tutto contro la violenza ma in tutte le sue forme, quindi anche contro quelle forme di violenza che troviamo nel mondo del lavoro in quanto donne. In Italia lo sciopero con astensione dal lavoro produttivo e riproduttivo (lavoro di cura) è stato appunto promosso da Non una di meno, ci saranno assemblee, cortei in numerose città, presidi e piazze tematiche, flash mob e proteste sul web (Twitter storm). Lo sciopero generale non è stato appoggiato dai sindacati confederali più conosciuti ma fortunatamente siamo sostenute da quelli di base e soprattutto dalla volontà di milioni di donne nel mondo che hanno deciso di riappropriarsi di questo strumento di lotta.

Come si sciopera? Basta leggere il Vademecum.
L’8 marzo si fermeranno quindi tutte quante, le lavoratrici precarie, dipendenti, autonome e disoccupate, del settore pubblico e di quello privato, grazie alla copertura sindacale garantita a tutte e tutti per 24 ore. Oltre allo sciopero lavorativo è possibile aderire anche trovando un momento della giornata per partecipare agli eventi delle città, oppure non esercitando, a titolo esemplificativo, una delle tante attività domestiche o di cura che non vengono riconosciute né retribuite. L’8 marzo sono previsti presidi, mobilitazioni, flash mob in tante città italiane, con una convergenza oraria di diversi cortei nel pomeriggio, a Roma il corteo è alle ore 17.00 al Colosseo. I colori previsti dallo sciopero sono il nero e il fucsia. Se le nostre vite non valgono noi ci fermiamo!

 

UNWomen for IWD

Per maggiori informazioni sulla Giornata Internazionale della Donna, leggi la scheda informativa di UN Women.

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Leggi il discorso per la Giornata Internazionale della Donna del Direttore Esecutivo di UN Women. 

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