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"The Water We Eat": intervista ad Angela Morelli in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua

Water post

22 mar - In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, UNRIC ha intervistato Angela Morelli, Young Global Leader 2012, infodesigner, co-fondatrice di InfoDesignLab nonché di The Water We Eat, una infographic story per rendere il pubblico più consapevole di quanta acqua si utilizzi in realtà ogni giorno e di come agire per evitare gli sprechi di questa preziosa risorsa già da tempo in pericolo. 

Quando e come è cominciato il tuo percorso nella comunicazione della scienza dell’acqua?
Dieci anni fa sono rimasta affascinata dal concetto di acqua virtuale e non avrei mai immaginato di intraprendere un viaggio ricco di così tanti incontri e scoperte. Non avrei mai immaginato che, da quel momento in poi, il mio percorso personale e quello professionale si sarebbero, in qualche modo, sovrapposti.

Questo viaggio è stato il catalizzatore di due importanti scoperte: il modo in cui usiamo l'acqua e il potere del design. Ho iniziato ad utilizzare l’acqua in maniera consapevole e mi sono resa conto di quanto potente sia il design dell'informazione al fine di comunicare dati con chiarezza e bellezza, per garantirne la comprensione.

Per anni sono stata bombardata da campagne che mi ricordavano quanto fosse importante risparmiare l’acqua mentre mi lavavo i denti o mentre facevo la doccia. Cosa certo fondamentale, ma la scienza dell’acqua ci dice che un problema enorme risiede in ciò che mangiamo, nel modo in cui produciamo ciò che mangiamo, nel modo in cui vendiamo e distribuiamo ciò che mangiamo e in quanto cibo sprechiamo.

Per quale motivo?
Una statistica sorprendente è che solo l'8 per cento del consumo totale di acqua su scala globale si riferisce a bere, pulire, lavare, e alla produzione di prodotti industriali come acciaio, carta, vestiti.

Un colossale 92 per cento del consumo totale di acqua su scala globale è dovuto alla produzione alimentare (di questo, solo una piccolissima parte è usata per la produzione di cotone, altre fibre e bioenergia). Questo 92 per cento può essere chiamato Acqua Virtuale ed è gestito dagli agricoltori di tutto il mondo.

Grazie ad un dialogo continuo con scienziati di fama mondiale come il professor Tony Allan e il professor Arjen Hoekstra, ho dedicato gli ultimi dieci anni a comunicare questo pezzo di scienza a diversi tipi di pubblico, in contesti diversi, utilizzando diverse soluzioni progettuali.

Una di queste soluzioni è la info-graphic story The Water We Eat, un progetto durato 8 mesi i cui effetti a catena sono stati travolgenti e inaspettati. Questo racconto visivo, lanciato nel settembre 2012, riassume alcuni risultati chiave che non possiamo ignorare, se vogliamo risolvere la crisi idrica.

Cosa intendi per info-graphic story?
Immaginate un 'palcoscenico', dove le parole e le immagini danzano in sincronia, al fine di guidare il pubblico attraverso un’esperienza in cui il lettore ha un certo grado di libertà durante la navigazione delle informazioni. Volevo che il racconto fosse principalmente author-driven, ma, allo stesso tempo, volevo creare un tocco di imprevedibilità che permettesse ai lettori di provare stupore e di definire un proprio ritmo di lettura.

In questa info-graphic story, ogni frase ed ogni elemento visivo sono il risultato di un meticoloso processo finalizzato alla costruzione di una narrazione che comunichi evidenza scientifica complessa attraverso un viaggio visivo, dove la cognizione e la percezione, la logica e le emozioni, la chiarezza e il senso di meraviglia rendono l’esperienza utile e memorabile.

Diversi esperti sono stati coinvolti nel processo di progettazione: il senior editor David Stonestreet che lavora su libri di comunicazione della scienza dell’acqua ha supervisionato il mio lavoro di scrittura della storia; il professor Tony Allan, inventore del concetto di acqua virtuale, mi ha offerto preziosi consigli sui contenuti e sulla selezione dei dati; il mio business partner Tom Gabriel Johansen co-founder di InfoDesignLab, con la sua esperienza di 20 anni nell’information ed interaction design, è stato un consigliere preziosissimo durante il processo di design; un team di sviluppatori ci ha aiutato a risolvere problemi di implementazione.

Puoi dirci qualcosa riguardo all’impatto di questa storia visiva The Water We Eat?
Dopo il lancio, il progetto è stato pubblicato dal The Guardian, da Huffington Post, da Le Monde, da Fast Company, da Brain Picker cosa che ha contribuito a creare un enorme interesse per l'argomento. Tale interesse non è più cessato.

Quello che mi ha lasciato sorpresa è stato il feedback che ho ricevuto via e-mail, Twitter, Facebook, LinkedIn, ogni anno, da parte di lettori che hanno visto nel progetto un potenziale che, in parte, ignoravo. Il feedback di centinaia di persone diverse, da tutto il mondo, ha contribuito a mantenere in vita il progetto.

Una scienziata norvegese ha condiviso che pensava da diversi anni di diventare vegetariana, ma voleva che fosse una decisione basata su evidenza scientifica. Ha detto che The Water We Eat le ha permesso di vedere "nero su bianco" ogni ragione di cui aveva bisogno. Smettere di mangiare carne avrebbe avuto un impatto positivo sull’ambiente. Sapeva bene che, dal punto di vista medico, le linee guida dell’OMS consigliano di mangiare poca carne (soprattutto rossa) e l’info-graphic story era una presentazione chiarissima di come cambiare le nostre abitudini possa influenzare la nostra vita, la nostra salute, il nostro pianeta, ogni giorno.

Un policy-maker dall’India ha scritto che durante le negoziazioni al COP 21, la Conferenza delle Nazioni Unite di Parigi sul cambiamento climatico, un ministro indiano responsabile dell'ambiente aveva avanzato opinioni basate sull’idea che lo stile di vita indiano fosse perfettamente rispettoso dell'ambiente. Sapeva che la dichiarazione che il ministro aveva fatto era parzialmente sbagliata. The Water We Eat gli è stata utilissima per fare fact-checking sui dati relativi al consumo di acqua e per capire quale fosse ‘the big elephant in the room’. Il policy-maker ha aggiunto che a volte molti dei nostri politici in tutto il mondo si accontentano di piani che mirano al breve periodo e tali piani, purtroppo, si rivelano dannosi nel lungo termine. Ha concluso: 'Ti prego di continuare il lavoro che stai facendo. Spero di vedere contributi simili su altre questioni che interessano l'umanità.'

Un insegnante di inglese in una scuola francese ha scritto che ha iniziato ad utilizzare The Water We Eat per insegnare inglese ai suoi studenti attraverso un tema importante legato alla sostenibilità. Ha detto che il racconto visivo ha suscitato enorme interesse e che le sarebbe piaciuto rinnovare questa fantastica esperienza di insegnamento negli anni scolastici a venire con le altre classi. Ha suggerito il design di materiale di insegnamento che potesse essere scaricato on-line, per permettere agli insegnanti di insegnare i concetti chiave sull’Acqua Virtuale.

Un esercito di persone da tutto il mondo ha offerto di tradurre The Water We Eat in diverse lingue.

Perché la giornata mondiale dell’acqua, quest’anno, è ancora più speciale?
Oggi, cinque anni dopo il lancio, grazie alle centinaia di persone che hanno contattato InfoDesignLab, siamo pronti per un nuovo passo:

Siamo pronti a lanciare l’info-graphic story in tre nuove lingue (italiano, norvegese, brasiliano), mentre altre sono in fase di implementazione;

Siamo pronti a coinvolgere insegnanti da tutto il mondo affinché ci aiutino nella co-progettazione di una lezione visiva basata sull’infografica che possa essere utilizzata nelle scuole per insegnare i concetti chiave su come usiamo l'acqua e su quanta ne usiamo.

Non sappiamo quanti altri step ci saranno negli anni a venire, mentre la scienza evolve, mentre la tecnologia evolve, mentre il pianeta continua a trasformarsi drammaticamente sotto la pressione dei nostri modelli di consumo.

Una cosa che abbiamo imparato, però, è che spesso è difficile misurare con precisione l'impatto di una infografica come questa, ma quando si progetta per avere impatto, con la collaborazione di utenti, scienziati ed esperti, il risultato può essere straordinario. Un progetto iniziato per passione, con zero fondi, può portarti molto lontano.

 

Contatti:

The Water We Eat, sito ufficiale in italiano: http://thewaterweeat.com/it/
InfoDesignLab: https://infodesignlab.com/ 

Facebook:
InfoDesignLab 

Twitter:
@angelamorelli
@tomhal99
@InfoDesign_Lab

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