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Intervista a Massimo Morganti, sassofonista e clarinettista jazz, per la Giornata Internazionale del Jazz (30 aprile)

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28 apr - Massimo Morganti nasce nel 1973 a San Benedetto del Tronto, ma si espone fin da piccolo al contatto con il panorama musicale jazzistico internazionale. Clarinettista alla base, studia sax tenore da autodidatta e frequenta i Clinics del Berkley College of Music di Perugia. Ha suonato con usicisti di calibro mondiale come Paolo Fresu, Massimo Urbani, Lee Konitz, Flavio Boltro, Mike Melillo, Hector Luise Passarella, Tiziana Ghiglioni, Renato Sellani. Massimo è insegnante e suona con trii e quartetti in numerosi locali e festival in giro per l'Italia. 

L’UNESCO ha dedicato al Jazz una Giornata Internazionale il 30 Aprile di ogni anno, l’International Jazz Day, ci sono secondo te dei valori universali che questa musica trasmette?

Una giornata internazionale tutta per il Jazz è un bene prezioso per la comunità jazzistica e musicale. Il jazz a tutti gli effetti è una vera e propria forma d’arte, di espressione e di comunicazione, molto giovane come il cinema, cento anni poco più, e secondo molti il più importante contributo artistico dell’America verso il mondo, e di luce riflessa nel tempo si è arricchito degli infiniti contributi di musicisti di tutto il mondo, di tutte le razze, e di varie estrazioni musicali.
Il jazz è quasi un approccio, uno stile di vita, una “categoria dello spirito”, e una giornata così ci ricorda che è portatore di valori universali quali quelli del dialogo e dell’ascolto reciproco e permette a musicisti che si sono appena incontrati, conosciuti e che magari non parlano la stessa lingua, di poter conversare attraverso la musica, in modo unico ed irripetibile.
Il jazz magicamente permette ad ogni musicista di esprimere la propria personalità ed individualità in modo forte e controllato, viscerale e misurato, con rispetto e gentilezza.
Una giornata così ci ricorda che esiste una forma musicale che ci educa a svolgere un compito con quello che abbiamo, che ci insegna a non sprecare, a conoscere i nostri limiti, a circoscrivere la nostra libertà, ci aiuta a lavorare sulla nostra autostima, sui nostri difetti facendoli diventare parte della nostra poetica e punti di forza del nostro stile.
Il jazz educa al “pensare facendo”, a far funzionare le cose insieme agli altri mentre le facciamo, a condividere idee e a trasformarle in un progetto rispettando e valorizzando l’individualità di ognuno, educa a rispettare ed accettare le decisioni degli altri nella totale collaborazione reciproca, in questo il jazz è olistico poiché il tutto è sempre qualcosa che è più della somma delle sue parti.

Che occasione può rappresentare l’International Jazz Day per la comunità italiana ed internazionale di appassionati e musicisti?

L’International Jazz Day sicuramente è un occasione contemporanea per far dialogare il jazz con artisti, contenuti e situazioni che in qualche modo sono anche “trasversali” al jazz stesso, e gli sono affini e lo possono avvicinare ad un pubblico sempre più vasto. D’altronde il jazz è una musica della “Sostenibilità”, e può trovarsi a suo agio con temi cari all’Italia ed ad altri paesi come quelli del Turismo, del Cibo, della Natura, dell’Impatto Zero. Questa sua vocazione può aprirgli le porte a siti e contesti di meravigliosa bellezza e profondità culturale. Il jazz è, per l’origine e la matrice afroamericana, per sua stessa natura da sempre legato ai temi della Pace, del Dialogo e dell’Integrazione, oggi sempre così attuali e può creare occasione di riflessione profonda su queste tematiche e sui flussi migratori, e opportunità di confronto reale sull’unione di culture diverse attraverso la musica ed altre forme di comunicazione. Anche le belle e toccanti iniziative de “Il Jazz Italiano per l’Aquila” ed “Il Jazz Italiano per Amatrice” sono una dimostrazione di quanto sia forte il connubio fra Jazz e Solidarietà, e quanto i musicisti e la comunità jazzistica italiana abbiano avuto a cuore i recenti e drammatici accadimenti legati a questi posti.
L’International Jazz Day è un’occasione forse unica anche per ricordarci che il Jazz è anche simbolo di Innovazione, Energia, Esplorazione. Nel corso di un secolo musicisti meravigliosamente creativi e visionari hanno rinnovato e stravolto continuamente il linguaggio del Jazz, bruciando tappe in modo impensabile ed influenzando poi l’intero scenario musicale mondiale. Il Jazz è nato e cresciuto nelle grandi metropoli prima Americane poi Europee e Mondiali, e quindi non può prescindere dal rapportarsi con gli aspetti umani, sociali e tecnologici legati alle Città, al loro continuo movimento caotico ed ordinato, ai loro edifici storici e contemporanei, al loro continuo cambiamento, ed evoluzione. Nelle città ci sono i luoghi, i posti, i locali dove il Jazz storicamente è nato, cresciuto e si è sviluppato che sono l’essenza del jazz, quasi la ragione della sua stessa esistenza, sono i laboratori dove i musicisti hanno potuto e continueranno a “fare ricerca”, ad imparare, a sperimentare e migliorare il proprio linguaggio musicale ed improvvisativo.

L’International Jazz Day può essere un segno che il jazz è sempre più vivo?

L’International Jazz Day ci ricorda che il Jazz esiste, c’è! Per ogni musicista che in qualche modo si è avvicinato al jazz e ne è stato poi magari anche folgorato, penso sia pura felicità ricordare le prime volte in cui ha provato ad improvvisare. E’ un emozione unica fare riaffiorare alla mente quegli istanti in cui si è liberata quell’energia primordiale. Penso che in ogni musicista di jazz sopravviva questo istinto primo che è creatività e ricerca, e necessità di esprimere se stessi nella contemporaneità, che è profondo ascolto e grande rispetto reciproco fra musicisti. La bellezza dell’improvvisazione e del jazz è anche questa immediatezza, questa freschezza, questa sincerità potente che rapisce chi ascolta e lo trascina in una trance, in una specie di danza interiore.
Anche fra i più grandi musicisti e compositori di musica classica ci sono stati grandi improvvisatori, a quei tempi non si poteva registrare la musica e per nostra fortuna scrivendo ci hanno trasmesso c’ho che suonavano.
La bellezza dell’improvvisazione e dell’improvvisare può anche avvicinare un bambino più piacevolmente alla musica, farlo appassionare alla musica divertendosi, insegnargli ad interagire con gli altri suonando, ed accendergli dentro la passione per la musica e per il Jazz!

Ecco finché sopravvivrà e arderà questa scintilla, questo fuoco, il Jazz sarà vivo, sempre più vivo!

Per leggere la risoluzione UNESCO in italiano, è disponibile qui in formato PDF. 

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