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Giornata Internazionale delle Foreste (21 marzo) - Intervento di Eleonora Russillo, collaboratrice di Treedom, start-up fiorentina dedicata alla vendita di alberi

Russillo

19 mar - In occasione della Giornata Internazionale delle Foreste, UNRIC/Italia è lieta di ospitare nella sua pagina l'intervento di Eleonora Russillo. Dopo la laurea in Cultura e Storia del Sistema Editoriale, si è specializzata in comunicazione digitale e al momento lavora per la creazione di soluzioni editoriali ad hoc per clienti vari. Per oltre un anno si è occupata della scrittura di contenuti per Treedom, visionaria start-up fiorentina e oggi unico e-commerce al mondo dedicato alla vendita di alberi. 

Qui di seguito il suo contributo: Era il 21 marzo 2012 quando venne istituita la Giornata Internazionale delle Foreste. A decretarla fu l’Assemblea generale delle Nazioni Unite; i primi festeggiamenti arrivarono l’anno successivo e da allora, ogni anno, tale ricorrenza ha l’obiettivo di accrescere la consapevolezza verso l’importanza che il patrimonio arboreo ha per la sopravvivenza di tutta la Terra.

Serbatoi di estrema importanza per la biodiversità – sono la casa di oltre l’80% delle specie terrestri di animali, piante e insetti – le foreste ricoprono un terzo delle terre emerse del pianeta, garantendone al contempo lo svolgimento di funzioni vitali come la protezione del suolo contro gli effetti del dissesto idrogeologico, la qualità dell’aria e delle acque. Non solo: circa 1,6 miliardi di persone dipendono proprio dalle foreste per il sostentamento personale.

Quest’anno, come di consuetudine, la FAO ha scelto di porre l’accento su una questione quanto mai attuale. “Foreste e città sostenibili” è il fil rouge della giornata per divulgare una riflessione che implica il ripensamento del modo di vivere odierno, alla luce dei cambiamenti in atto. Nelle città vivono più persone che in ogni altra epoca della storia: la stima è che entro il 2050 diventeranno sei miliardi di individui (una cifra che corrisponde a circa il 70% della popolazione globale). Ma se in tempi passati l’urbanizzazione è avvenuta all’insegna di una cementificazione selvaggia, incurante, o forse poco conscia, delle conseguenze per l’ambiente e per il futuro, procreatrice di un inquinamento che ha segnato profondamente la natura che ci circonda e imputabile del fatidico cambiamento climatico, quella dei tempi odierni può e deve essere responsabile, per donare città più pulite, più verdi e più salutari. Innegabile ormai, l’enorme patrimonio di conoscenze in possesso per la realizzazione di un connubio tra città e natura, in cui il termine moderno vada a coincidere con la corrispondenza tra sapienza edilizia, efficienza energetica, rispetto dell’ambiente e utilizzo di quest’ultimo alla luce delle sue peculiarità: gli alberi, infatti, sono un condizionatore naturale in grado di raffreddare l’aria, filtrare gli inquinanti nocivi e aiutano nella mitigazione dei cambiamenti climatici.

Esempio di architettura sostenibile è il celebre Bosco Verticale, costruito a Milano da Boeri Studio e le cui facciate sono rivestite da oltre duemila essenze arboree. A Taiwan svetta la torre a elica Tao Zhu Yin Yuan – alta 92 metri e con oltre 23 mila essenze vegetali tra alberi e arbusti – che aiuta a smaltire 130 tonnellate di CO₂ l’anno. O ancora l’ambizioso progetto di Vincent Callebaut noto col nome di Tour & Taxis che a Bruxelles mira allo sviluppo di un quartiere ecologico all’interno della città con la presenza di boschi verticali. L’auspicio è di passare da opere sporadiche a una trasformazione totale del nostro patrimonio edilizio secondo i dettami della sostenibilità: una sfida, ma anche una necessità.

Auspici inderogabili dato che lo status quo delle città è quanto mai bisognoso di un diverso modo di vivere, agire e costruire il futuro di domani. Cambiamenti che devono essere instradati da una classe dirigente profondamente conscia dei dati che imputano alla deforestazione globale la responsabilità di oltre il 20% delle emissioni di gas serra, cifra che aumenta a ritmi allarmanti e le cui conseguenze sono identificabili nella migrazione delle specie e nella disgregazione delle comunità vegetali. La Giornata Internazionale delle Foreste svolge anche tale compito: incoraggiare i rappresentanti di ogni Paese a intraprendere sforzi per organizzare attività locali, nazionali e internazionali che coinvolgano foreste e alberi.

Oltre alla necessità di una trasformazione del nostro patrimonio architettonico nel rispetto della sostenibilità, c’è un dato spesso ignorato, almeno per quanto riguarda l’Italia: la mancanza di un’educazione ambientale alla quale si aggiunge una quasi totale assenza del senso di appartenenza e inclusione. La prima, sebbene nata per educare gli essere umani a gestire i propri comportamenti in rapporto agli ecosistemi, scarseggia: in Italia non esiste una materia d'insegnamento riguardante in modo specifico l'educazione ambientale che sia impartita nella scuole e la sensibilizzazione del pubblico su questi argomenti è affidata ai media o a specifici organismi preposti alla salvaguardia dell'ambiente che possono essere di tipo istituzionale, come il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, oppure associazioni e organizzazioni non governative. Questa mancanza sfocia nel non portare gli individui e la collettività a conoscere la complessità dell’ambiente e dei problemi a esso connesso (come invece la ormai non più recente Conferenza di Tbilisi, organizzata dall’UNESCO nel 1977, aveva prescritto). Ne deriva che è il singolo a doversi interessare all’argomento, organizzando e scegliendo i contenuti presenti in rete per creare il proprio patrimonio di conoscenza con il quale rendersi effettivamente conto della situazione e formarsi un proprio pensiero critico al riguardo. Alla scarsità di nozioni sulla questione ambientale e della sostenibilità, si aggiunge un malessere generale dei tempi odierni riassumibile in una scomparsa del senso di appartenenza: il risultato è la mancata percezione dell’ambiente naturale come “nostro”, ossia che appartiene a ciascuno di noi. Una partecipazione assente alla questione fa sì che gli oltre 10 milioni di ettari di foreste presenti all’interno dei confini nazionali vengano identificati come qualcosa di alieno, di cui non si hanno responsabilità e di cui non ci si debba preoccupare. Necessaria, dunque, un’inversione di tendenza per mettere al centro la consapevolezza che anche l’inestimabile patrimonio forestale appartiene a ciascuno di noi, per proteggerlo, conservarlo e preservarlo per le generazioni future.

SDG Poster 2018 2

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