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Lettera aperta dal Commissario Generale dell'UNRWA, Pierre Krähenbühl

Pierre Krähenbühl

4 set - Il 31 agosto gli Stati Uniti hanno annunciato che non forniranno ulteriori finanziamenti aU NRWA. Sono profondamente desolato e deluso dalla decisione degli USA, che colpisce una delle collaborazioni più solide e proficue nel campo umanitario e dello sviluppo, e respingo senza riserve la narrativa che accompagna la decisione.

Voglio innanzitutto, con sicurezza e ferma determinazione, rassicurare i rifugiati Palestinesi in Cisgiordania, incluso Gerusalemme Est, in Gaza, Giordania, Libano e Siria, che le nostre operazioni continueranno e la nostra agenzia prevarrà. Al centro della nostra missione stanno la dignità e i diritti di una comunità angosciata e profondamente turbata. La decisione  finanziaria di un singolo Stato membro, sebbene sia storicamente il nostro donatore più generoso e coerente, non modificherà e non avrà impatto sull’energia e la passione con cui noi affrontiamo il nostro ruolo e la nostra responsabilità nei confronti dei rifugiati palestinesi. Servirà solo a rafforzare la nostra determinazione.

Ai miei colleghi, palestinesi e internazionali, confermo che ci impegneremo con ogni briciolo di energia e di creatività per continuare a venir incontro ai bisogni della comunità e per salvaguardare i nostri servizi vitali. Tutto il personale sarà al proprio posto e manterrà le nostre strutture aperte e sicure. È determinante mostrare il più forte senso di unità e di finalità.

La rimarchevole storia di UNRWA è fatta di milioni di atti di altruismo e coraggio in una delle regioni più polarizzate e delicate del pianeta. Sono orgoglioso e onorato di guidare questa dinamica agenzia e desidero rendere omaggio alle decine di colleghi che hanno perso la vita negli anni recenti, in particolare a Gaza, in Siria e in Cisgiordania.

Siamo stati creati nel 1949 per fornire assistenza e tutelare i diritti dei rifugiati palestinesi, in attesa di una giusta e durevole soluzione al loro dramma. Questo era, e fermamente rimane, l’espressione del volere collettivo della comunità internazionale e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha costantemente elogiato i risultati degli sviluppi realizzati dall’agenzia, estendendone il mandato. La Banca Mondiale ha definito il nostro sistema educativo “un bene pubblico mondiale”.

La necessità di un’azione umanitaria emerge dall’estrema violenza, dal dolore, dalla sofferenza e dall’ingiustizia provocate dalla guerra. Nel caso dei rifugiati palestinesi, questa fu causata da evacuazioni forzate, espropri, perdita di case e di mezzi di sostentamento oltre che dalla condizione di apolide e dall’occupazione. Indipendentemente dai tanti tentativi fatti per minimizzare e delegittimare le esperienze individuali e collettive dei rifugiati palestinesi, resta il fatto innegabile che essi hanno dei diritti secondo la legislazione internazionale e rappresentano una comunità di 5,4 milioni di uomini, donne e bambini di cui non ci si può semplicemente augurare la scomparsa.

La responsabilità per la natura prolungata dello status di rifugiato della Palestina, per il numero crescente di rifugiati e per l’aumento di bisogni, è direttamente delle parti e della mancanza di volontà o dell’assoluta incapacità della comunità internazionale di dare una risoluzione pacifica e negoziata del conflitto tra Israele e Palestina. Il tentativo di rendere UNRWA in qualche modo responsabile della perpetuità della crisi è nella migliore delle ipotesi ipocrita.

Purtroppo non c’è nulla di atipico nella natura prolungata della crisi dei rifugiati palestinesi. I rifugiati in Paesi come Afghanistan, Sudan, Somalia, Congo e altri hanno vissuto anch’essi decenni di evacuazione e mancanza di risoluzione. Anche i loro bambini e nipoti sono considerati rifugiati e sono assistiti dall’UNHCR. L’impegno a continuare ad aiutare le comunità colpite dalla guerra fino a che non si trovi una soluzione politica è sancito nel principio di umanità e nella legge internazionale. È il fallimento dei tentativi di porre fine ai conflitti che prolunga le situazioni dei rifugiati, negando loro la scelta di definire un futuro dignitoso.

A gennaio 2018, gli USA hanno annunciato un contributo annuale a UNRWA di 60 milioni di dollari. Abbiamo riconosciuto allora l’importanza di questo finanziamento, sottolineando però che rappresentava una riduzione di 300 milioni di dollari, il che ha messo la nostra organizzazione di fronte a una crisi esistenziale. Negli ultimi otto mesi, non ci è mai stata comunicata la motivazione specifica di un taglio così drammatico.

Esso è tuttavia apparso chiaramente connesso alle tensioni tra gli USA e i dirigenti palestinesi in seguito all’annuncio di Washington su Gerusalemme piuttosto che all’attività e ai risultati di UNRWA, rappresentando quindi un’evidente politicizzazione degli aiuti umanitari. La comunicazione dei giorni scorsi pregiudica ulteriormente l’idea che i finanziamenti umanitari dovrebbero essere depoliticizzati e rischia di compromettere le fondamenta dei sistemi internazionali multilaterali e umanitari.

Si tratta di un allontanamento radicale da quasi settant’anni di genuino - seppure a volte critico - supporto degli USA alla nostra Agenzia ed è incoerente con l’accordo di cooperazione firmato all’inizio di dicembre 2017 tra UNRWA e gli Stati Uniti, che hanno riconosciuto la solidità e l’integrità della nostra gestione dell’organizzazione e delle sue risorse e del modo in cui affrontiamo le nostre molteplici sfide operative, di sicurezza e finanziarie.

Il nostro impegno su responsabilità, disciplina finanziaria rigida e sana, la definizione delle priorità e l’azione decisiva ogni qual volta venga messa in discussione la neutralità dell’Agenzia, sono questioni di dominio pubblico. Nel 2018, UNRWA ha introdotto misure di gestione rigorose come il proprio contributo necessario per superare la crisi finanziaria.

Abbiamo raggiunto anche risultati notevoli in termini di diversificazione e di espansione di forme di cooperazione. Voglio qui dare atto con profonda gratitudine agli oltre venticinque paesi che hanno anticipato i loro contributi annuali previsti all’inizio dell’anno per aiutarci a sostenere le operazioni. Desidero inoltre esprimere immensa gratitudine ai trenta donatori che quest’anno hanno fornito contributi aggiuntivi alle attività principali e di emergenza dell’UNRWA e a coloro che hanno firmato con noi nuovi accordi pluriennali.

Desidero sottolineare con particolare enfasi le generose donazioni fatte dai paesi del Golfo, in particolare Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, così come lo storico sostegno venuto dal Kuwait.

Abbiamo ancora urgente bisogno di oltre 200 milioni di dollari per sopravvivere alla crisi di quest’anno e chiediamo ai donatori di sostenere la mobilitazione collettiva per riuscire in questo sforzo cruciale.

Sono in debito con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, per la sua fiducia e la sua guida nel mobilitare il supporto per la nostra Agenzia. Desidero ringraziare profondamente tutti i paesi d’accoglienza per i loro infaticabili sforzi, come dimostrato con particolare vigore e dedizione da Giordania e Palestina. E’qui riconosciuto anche l’impegno di Egitto e Turchia che hanno consecutivamente  presieduto la Commissione Consultiva di UNRWA.

Questa settimana quando abbiamo aperto l’anno scolastico in tempo - con l’apprezzabile supporto dei nostri partner - e 526.000 ragazze e ragazzi sono ritornati nelle classi delle nostre 711 scuole della regione: è stato un momento di celebrazione, orgoglio e speranza.

L’impegno di UNRWA quando si tratta di diritto all’istruzione, emancipazione delle ragazze, sviluppo del pensiero critico e insegnamento della tolleranza e dei diritti umani non è soltanto a parole. Non c’è niente di artificiale nel nostro impegno per la conservazione di opportunità e diritti. Agiamo concretamente su questi difficili fronti, impegnandoci a sostenere l’integrità del nostro mandato e cercando di raggiungere standard elevati nei nostri servizi educativi, sanitari, assistenziali, sociali e negli interventi di emergenza.

Mi rivolgo di nuovo a tutti i rifugiati palestinesi: non vi deluderemo. La nostra collaborazione con voi è più forte che mai. La Vostra Dignità non ha prezzo.

Con i miei più sinceri saluti,

Pierre Krähenbühl

Commissario Generale

SDG Poster 2018 2

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