C’era una volta un bambino di nome Jean che ogni mattina si alzava alle cinque. Aveva sempre molto sonno, avrebbe voluto dormire e giocare perché era un bambino. Invece doveva andare ogni giorno della settimana, dal sabato alla domenica, a pulire i pozzi. I pozzi erano profondi, sporchi, bui, maleodoranti e strettissimi.
Era triste, affaticato, sconsolato ma doveva lavorare. Eppure aveva solo otto anni. Era un bambino a tutti gli effetti, non un adulto. Era un bambino!
Ma nel suo paese il lavoro minorile era normale, ovvio, dato per scontato, come lui tantissimi altri piccoli faticavano e lavoravano.
Quella mattina era più stanco del solito, non ne poteva davvero più. Arrivò al pozzo da pulire, scese una scaletta fino in fondo e vide tutto buio e tanta acqua nera.
Avrebbe desiderato riposare per altre ore perché l’alba ancora non era spuntata, avrebbe voluto giocare coi suoi amici, leggere una favola, tirare la palla in cortile, correre libero e spensierato ma la sua mente era già indebolita e spossata dalla vita dura e difficile.
Arrivato in fondo cominciò a pulire, quando improvvisamente comparve un mago. Era vestito di blu, i suoi abiti erano pulitissimi nonostante fossero immersi nel pozzo, come protetti da una pellicola fatata.
“Ciao, come ti chiami?”, chiese il mago dolcemente.
“Jean”, rispose il piccolo. “Che ci fai qui?”, continuò il mago. “Come ogni giorno lavoro al pozzo, questa purtroppo è la mia vita”, disse Jean.
Il mago, dispiaciuto e colpito dalla gravità della sua condizione, gli chiese di avvicinarsi per abbracciarlo stretto. Il suo abbraccio era così rassicurante che Jean si sentì immediatamente meglio.
Il mago scese di un altro piano, il pozzo era davvero un labirinto infinito e soffocante. Si chinò e prese una valigia depositata sul fondo. Estrasse da questa come fossero vestiti arrotolati alcune parole, che più che parole erano azioni e cominciò a leggere: “Tu sei un bambino, una piccola creatura e per questo hai diritto a giocare, diritto al cibo, diritto ad avere una casa, diritto alla salute e al benessere psicofisico, diritto alla educazione, diritto alla vita e a crescere in una famiglia, diritto ad avere una nazionalità, diritto alla uguaglianza. E hai diritto a non lavorare perché sei un bambino. Tu come tutti i bambini del mondo!”. Il mago, dopo aver letto, pensò che avrebbe dovuto assolutamente cambiare la situazione. Si concentrò con tutta la sua potenza trasformativa e generatrice e con un incantesimo straordinario diffuse una polvere magica presa dal taschino del suo vestito. Sparse nell’aria tutti i diritti e il pozzo si ripulì in un battibaleno.
Da quel giorno i bambini non avrebbero mai più lavorato, il lavoro minorile era stato abolito e i diritti erano salvi e tutelati.
Jean ora sta correndo in cortile coi suoi amici, gioca a calcio, legge le favole e va a scuola per imparare. Quando sarà grande progetterà pozzi per i paesi più bisognosi.
Credits: dott.ssa Agnese Bizzarri