Oggi riconosciamo i milioni di rifugiati costretti a fuggire da guerre, persecuzioni e disastri.
Ogni individuo porta con sé una storia di profonda perdita, di una famiglia sradicata e un futuro sconvolto.
Molti affrontano porte chiuse davanti alla crescente ondata di xenofobia.
Dal Sudan all’Ucraina; da Haiti al Myanmar, un numero record di persone è in fuga per la propria vita, mentre il sostegno si riduce e quelle comunità, spesso in Paesi in via di sviluppo, si fanno carico del peso maggiore. Questo è ingiusto e insostenibile.
Ma anche se il mondo non è all’altezza, i rifugiati continuano a mostrare un coraggio straordinario, resilienza e determinazione.
E quando ne hanno la possibilità, essi contribuiscono in modo significativo, rafforzando le economie, arricchendo le culture e approfondendo i legami sociali.
In questa Giornata Mondiale del Rifugiato, la solidarietà deve andare oltre le parole.
La solidarietà deve significare rafforzare il sostegno umanitario e allo sviluppo, ampliare la protezione e soluzioni durature come il reinsediamento e il rispetto del diritto di richiedere asilo, un pilastro del diritto internazionale.
Deve anche significare ascoltare i rifugiati e garantire loro una voce nel plasmare il proprio futuro.
E deve significare investire in un’integrazione a lungo termine attraverso l’istruzione, un lavoro dignitoso e pari diritti.
Diventare rifugiato non è mai una scelta, ma come rispondiamo lo è.
Quindi scegliamo la solidarietà, scegliamo il coraggio, scegliamo l’umanità.
