Lacroix: Una missione di pace in Ucraina resta per ora una questione del tutto ipotetica

Una missione di pace in Ucraina resta per ora una questione del tutto ipotetica, spiega Jean Pierre Lacroix, Capo del Dipartimento ONU per le operazioni di pace, facendo il punto sullo stato attuale e sul possibile futuro del peacekeeping

25 Marzo 2025

Una missione ONU in Ucraina resta per ora una questione puramente ipotetica, dice il Capo del Dipartimento delle operazioni di pace delle Nazioni Unite Jean Pierre Lacroix parlando alla stampa a Bruxelles
Una missione di pace in Ucraina rappresenta oggi uno scenario del tutto ipotetico, pur rappresentando una questione che è nell’aria ed è evocata nei circoli diplomatici internazionali, ha affermato Jean Pierre Lacroix incontrando la stampa europea a UNRIC, nel contesto di una missione europea che farà tra l’altro tappa a Parigi, Londra e Roma, con l’obiettivo di aggiornare alcuni tra i Paesi maggiori contributori al peacekeeping ONU sull’attuale assetto e sul futuro delle operazioni di pace.
Le attuali undici missioni ONU di peacekeeping – concetto che comprende tutto l’insieme di attività delle Nazioni Unite nei settori di pace e sicurezza – sono sostenute dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri in molti modi con una cooperazione molto stretta e articolata sul terreno. Il loro supporto finanziario è inoltre cruciale, in un contesto di crisi di liquidità dalle inevitabili ripercussioni operative. Se il bilancio annuale del peacekeeping ONU, 5,6 miliardi di dollari, può sembrare ingente, ha precisato Lacroix, è ad esempio inferiore a quello del dipartimento della polizia di New York, ed è appunto messo a rischio dal fatto che molti Stati membri non pagano pienamente e in tempo i loro contributi.
A tale sfida se ne aggiunge un’altra, di carattere politico. Molto più che in passato, la comunità internazionale si divide ora su obiettivi, opportunità, fattibilità, convenienza strategica delle operazioni; essere in favore o contro una missione dipende in primo luogo da scelte politiche nazionali, che non sempre riflettono le priorità dettate alle Nazioni Unite dalle contingenze globali, ha spiegato l’alto funzionario francese.
In prospettiva, comunque, il quadro si presenta rassicurante, con un sostegno garantito dalla maggioranza dei Paesi membri, che sono peraltro spesso direttamente coinvolti negli aspetti operativi, militari, organizzativi delle operazioni ONU, come contributori di truppe, polizia, osservatori militari e elettorali, logistica, equipaggiamento tecnico. “Ogni missione è creata per sostenere un processo politico. I progressi di tali processi politici determinano quelli della missione. Oggi non è più così”, ha ammonito il responsabile ONU. L’imminente vertice ministeriale di Berlino, a maggio, sarà in questo senso determinante nell’orientare il corso futuro del peacekeeping ONU.
Passando in rassegna le diverse aree di crisi, Lacroix ha confermato che né Russia né USA hanno effettuato alcun passo formale presso il DPO (Dipartimento per le Operazioni di pace ONU) circa la possibilità di una missione in Ucraina e che quindi non è in corso alcuna attività di pianificazione al riguardo. Il DPO agisce entro un quadro chiaramente delimitato istituzionalmente, ha ricordato Lacroix, che ha comunque riconosciuto che la questione è nell’aria, sollevata informalmente da vari attori a New York. E sarebbe in ogni caso impossibile ipotizzare una possibile dimensione di tale
missione, semplicemente estrapolando da missioni ed esperienza precedenti. La dimensione resta primariamente una questione politica, ha concluso su questo Lacroix rispondendo a una domanda.
In Libano, la sfida per UNIFIL resta quella dell’attuale indefinita situazione, nella quale Israele continua ad esempio a mantenere alcune posizioni militari operative. La Forza continua ad operare in diverse maniere; libertà di movimento e capacità di reagire a incidenti sono i parametri sui quali si potrà misurare la piena operatività di UNIFIL. C’è comunque l’opportunità per il Libano di avanzare verso una situazione più stabile, ha commentato il Capo delle operazioni ONU.
Esprimendo l’auspicio che il contributo degli Stati membri rimanga perlomeno agli attuali livelli e non diminuisca, Lacroix ha anche ammesso che in ottica futura occorrerà una revisione del peacekeeping per renderlo più effettivo. Tuttavia, tale capacità di incidere non può essere pregiudicata da discrepanze tra i mandati conferiti alle missioni di pace ONU e le risorse stanziate, ha concluso Lacroix echeggiando l’intervento del giorno prima del Segretario Generale davanti al Consiglio di Sicurezza.
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