Videomessaggio della Dottoressa Adriana Albini in occasione della Giornata Internazionale per le Donne e le Ragazze nella Scienza 

11 febbraio 2021 – Oggi si celebra nel mondo la Giornata Internazionale per le Donne e le Ragazze nella Scienza, la quale venne introdotta nel 2015 dalla risoluzione A/RES/70/212 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Questa Giornata Internazionale è stata creata con l’intento di promuovere un pieno ed equo accesso e partecipazione alla scienza per le donne e le ragazze di tutto il mondo, al fine di raggiungere una uguaglianza di genere anche nel mondo scientifico ed accademico.

In occasione di questa importante Giornata tematica, UNRIC Italia ha il piacere di proporvi il videomessaggio della Dottoressa Adriana Albini*, Responsabile del Laboratorio di Biologia Vascolare e Angiogenesi dell’IRCCS MultiMedica e Direttore Scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus. La Dott.ssa Albini è stata anche inserita dalla BBC nella lista delle “100 donne più influenti al mondo nel 2020”, la lista delle donne che stanno guidando il cambiamento in un mondo sconvolto dalla pandemia da coronavirus.

Donne e carriere scientifiche è davvero un binomio ancora così lontano dalle pari opportunità? Purtroppo sì”: è con questa amara constatazione che la Dott.ssa Albini inizia il suo videomessaggio, parlando di come ancora oggi le donne debbano lottare contro lo stereotipo infondato secondo il quale le ragazze avrebbero una minore attitudine degli uomini per le discipline scientifiche STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). “Non vi è ancora base scientifica che le ragazze non siano altrettanto brave se non più brave dei ragazzi” in queste materie, eppure le donne di oggi devono ancora far fronte a molti preconcetti e ostacoli per poter fare carriera nel mondo scientifico. I dati hanno persino dimostrato che “molte giovani portate per le materie scientifiche per molto tempo si sono iscritte a facoltà umanistiche ignorando le proprie naturali inclinazioni scientifiche”, poiché “scoraggiate dai pregiudizi”. 

Certo, nel corso degli anni, ed in particolare grazie a una maggiore sensibilizzazione sul tema, la situazione è cambiata ed è migliorata ma rimangono ancora importanti disparità nel settore, specialmente per quanto riguarda la questione delle carriere scientifiche: se il numero delle ricercatrici universitarie (posizione che costituisce il primo gradino della carriera universitaria) risulta essere abbastanza in pari rispetto a quello dei colleghi uomini, “le opportunità calano a piramide verso le promozioni”. Per esempio, come ricorda la Dott.ssa Albini, il numero delle cattedre universitarie delle materie STEM tenute da docenti donne è nettamente inferiore a quello degli uomini, così come non è ancora paritario il numero di donne in ruoli di Rettore universitario o di direzione di dipartimenti scientifici. Anche in termini di stipendio, la differenza è ancora molto alta: “le donne, a parità di posizione, guadagnano meno degli uomini, anche nell’ambito di contratti collettivi, dove alle donne si finisce per dare sempre il minimo”.

Cosa si può fare per cambiare questo quadro e per incoraggiare di più le giovani ragazze a seguire le proprie inclinazioni per le materie scientifiche? Per la Dott.ssa Albini, “una maggiore partecipazione delle donne alle STEM necessita un supporto della famiglia, dei luoghi scolastici e professionali, delle istituzioni e della politica”: solo con un impegno collettivo si potrà aiutare le ragazze ad intraprendere una carriera nel mondo STEM, libere da pregiudizi, promuovendo una reale emancipazione e uguaglianza di genere.

 

* Adriana Albini è Responsabile del Laboratorio di Biologia Vascolare e Angiogenesi dell’IRCCS MultiMedica e Direttore Scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus. È docente di Patologia Generale, in particolare Immunologia, all’Università Milano Bicocca ed ha 350 pubblicazioni su riviste internazionali. Nel 2020 Adriana Albini è stata inserita dalla BBC tra le 100 donne più influenti dell’anno ed è tra le scienziate italiane più citate nel mondo in campo biomedico; è stata eletta, prima italiana fino ad ora, nel consiglio direttivo dell’americana AACR, una delle più antiche e prestigiose associazioni oncologiche. Infine, è presidente del club delle “Top Italian Women Scientists” di Onda, Osservatorio Salute Donna (ONDA), che riunisce le ricercatrici italiane con un alto indice di citazioni nella ricerca biomedica.  

Attualità