Emergenza coronavirus: ecco ciò che sappiamo

Un nuovo ceppo di coronavirus (nome ufficiale: 2019-nCoV) – che ha causato malattie respiratorie in Cina, e si è diffuso in almeno altre 23 nazioni –  è stato dichiarato Emergenza di Sanità Pubblica di Interesse Internazionale (o Pheic, Public Health Emergency of International Concern) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Qui di seguito vengono riportati i dati essenziali necessari per conoscere il virus (dati aggiornati al 3 febbraio 2020).

Almeno 361 persone sono morte a seguito del nuovo coronavirus, apparso nella città cinese di Wuhan nel dicembre 2019.  In Cina sono stati confermati oltre 17.200 casi, e gli esperti si aspettano che la cifra aumenti nelle prossime settimane.

Nonostante la maggior parte dei casi si sia registrata in Cina, il virus, che può causare polmonite, è oggetto di preoccupazione per le autorità sanitarie mondiali. Sono stati confermati circa 151 casi in 23 paesi, con il primo decesso al di fuori della Cina registrato nelle Filippine. La maggioranza delle persone colpite dal virus proveniva da Wuhan, epicentro dell’epidemia.

Questa è la quinta volta che l’OMS dichiara un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale.

Cos’è un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale?

Un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale viene dichiarata dall’OMS in caso di “eventi straordinari” che costituiscono “un rischio per la salute pubblica degli altri Stati a causa della diffusione mondiale di malattie” e che richiedono “una potenziale risposta internazionale coordinata”.

Tale definizione implica una situazione “grave, eccezionale o imprevista; la quale comporti conseguenze per la salute pubblica al di fuori dei confini dello Stato colpito; e possa richiedere un’azione internazionale immediata”.

Lunedì il Direttore Generale Tedros Gebreyesus ha parlato al Comitato Esecutivo dell’OMS, chiarendo che la decisione di annunciare un’Emergenza di Sanità Pubblica di Interesse Internazionale è stata presa a causa della presenza di casi di trasmissione da uomo a uomo fuori dalla Cina, e per la preoccupazione dell’OMS di ciò che potrebbe accadere se il virus si diffondesse in un paese con un sistema sanitario debole.

Solidarietà internazionale, prevenzione e no allarmismi

Il dott. Ghebreyesus ha inoltre evidenziato l’importanza di mantenere il virus entro i confini cinesi: “se lo combattiamo alla radice, allora la diffusione ad altri paesi sarà limitata e rallentata, riuscendo a mantenere facilmente sotto controllo anche ciò che accade all’esterno. La situazione potrebbe anche peggiorare. Ma se facciamo del nostro meglio, si può arrivare ad un risultato persino migliore”.

Nonostante numerose nazioni abbiano già chiuso le proprie frontiere, il dott. Ghebreyesus ha sottolineato che l’OMS non esorta a prendere provvedimenti che “interferiscano inutilmente con i trasporti e il commercio”.

Il direttore dell’OMS ha invitato tutti i Paesi a mettere in atto decisioni “basate su dati certi e coerenti”, a sostenere le nazioni con sistemi sanitari più deboli, ad accelerare lo sviluppo di vaccini efficaci e ad “investire nella prevenzione, e non nel panico”.

Con il virus ormai presente in circa 23 paesi, la solidarietà internazionale è della massima importanza, ha sottolineato il dott. Tedros, perché “siamo tutti coinvolti, e possiamo solo fermarlo insieme”.

Nuovo coronavirus: quanto è letale?

Le infermiere del pronto soccorso, al secondo ospedale di Shenzhen Cina, indossano mascherine. Riferisce Man Yi.

Da lunedì 3 febbraio, 361 persone sono morte a causa del nuovo coronavirus (2019-nCoV). Questo numero rappresenta circa il 2% dei casi. A confronto, circa il 25% dei casi della MERS (dall’inglese “sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus”) ha provocato la morte del paziente affetto.

 

Tuttavia, è ancora troppo presto per determinare quanto letale sia il virus: migliaia di pazienti vengono sottoposti ai controlli. Circa 2.110 sono in condizioni serie, e non è ancora del tutto chiaro come si svilupperà la situazione.

 

Il virus viene trasmesso da persona a persona?

La trasmissione del virus da persona a persona ha avuto luogo principalmente nella città di Wuhan, epicentro dell’epidemia, ma anche in altre parti della Cina e fuori dal paese.

Non sono del tutto chiare le modalità con cui viene trasmesso il virus ma, in genere, le malattie respiratorie si diffondono attraverso piccole gocce nell’aria, specialmente quando si starnutisce,  tossisce o si toccano superfici contaminate dal virus.

Secondo gli scienziati cinesi, le persone che hanno contratto il virus sono contagiose ancor prima che si manifestino i sintomi. La fase di incubazione, ovvero il periodo che intercorre tra l’esposizione al virus e il manifestarsi dei primi sintomi, è compresa tra 1 e 14 giorni.

 

Con quanta velocità si diffonde il virus?

Un gran numero di nuovi casi viene registrato giorno dopo giorno (nelle 24 ore tra l’1 e il 2 febbraio, ad esempio, sono stati confermati più di 2.590 nuovi casi in Cina), ma non c’è da stupirsi perché sempre più controlli vengono effettuati per individuare e appurare l’infezione.

Il numero dei casi è destinato ad aumentare notevolmente nelle prossime settimane.

 

Cosa posso fare per proteggermi?

Al momento non esiste un vaccino che curi il nuovo coronavirus, ma l’OMS raccomanda di adottare alcune misure per l’igiene e la prevenzione. Ad esempio:

  •  Evitare il contatto diretto con le persone affette da malattie respiratorie,
  • Lavarsi in modo frequente le mani, specialmente dopo il contatto diretto con persone infette e ciò che li circonda,
  • Evitare il contatto diretto con animali da fattoria o selvaggi, sia vivi che morti,
  • Le persone con sintomi di un’infezione respiratoria grave dovrebbero stare lontane dalle altre persone, e coprirsi naso e bocca quando starnutiscono o tossiscono.

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