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UN 75 – I grandi temi: Una demografia che cambia

Si prevede che la popolazione mondiale aumenti di due miliardi , dagli attuali 7,7 miliardi a 9,7 miliardi nel 2050, prima di raggiungere un picco di quasi 11 miliardi entro la fine del secolo, mentre il tasso di fertilità continua a diminuire. Durante questo periodo, la popolazione globale diventerà sempre più urbanizzata, mentre il numero dei bambini al di sotto dei 5 anni sarà superato dagli ultra 65enni.

Metà dell’aumento della popolazione globale tra oggi e il 2050 sarà dovuto soltanto a nove Paesi: India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Tanzania, Indonesia, Egitto e USA (in ordine decrescente di aumento). A fronte del probabile raddoppiamento della popolazione dell’Africa subsahariana, la popolazione europea diminuirà.

Nel frattempo, le persone si stanno muovendo. Mentre la percentuale di migranti internazionali è rimasta circa al 3 per cento della popolazione globale negli ultimi due decenni, il loro numero è aumentato di oltre la metà dal 2000. Allo stesso tempo, il numero di persone costrette ad abbandonare la propria casa è aumentato drasticamente a causa di conflitti prolungati e potrebbe crescere ulteriormente a causa del cambiamento climatico e del degrado ambientale. La stragrande maggioranza del flusso di rifugiati e migranti proviene da nazioni del Sud del mondo.

AUMENTANO I GIOVANI

In alcune regioni del mondo, i giovani (tra i 15 e i 24 anni) costituiscono una porzione della popolazione ampia e in rapida crescita.   Nell’Africa subsahariana, dove la popolazione totale dovrebbe raddoppiare entro il 2050, la popolazione in età lavorativa (dai 25 ai 64 anni)  cresce più rapidamente di qualsiasi altra fascia d’età. La maggior parte dei Paesi in Asia, America Latina e Caraibi ha già assistito a un simile aumento dei giovani seguito da un aumento nell’età lavorativa.

Finché dura, un relativo aumento della popolazione in età lavorativa offre un’opportunità di crescita economica accelerata: il cosiddetto “dividendo demografico”. In questo contesto, gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – porre fine alla fame, garantire una vita sana, promuovere educazione e apprendimento permanente, creare posti di lavoro, migliorare la tutela sociale e ridurre le disuguaglianze   – possono rafforzare queste tendenze e creare maggiori opportunità.

Al tempo stesso, l’aumento dei giovani può far crescere la sfida alle finanze pubbliche che oggi lottano per fornire servizi ai giovani, così come quelle per la società dei prossimi decenni, che faticherà ad affrontare l’invecchiamento della popolazione.

STIAMO INVECCHIANDO

Le persone anziane (dai 65 anni in su) oggi rappresentano la fascia d’età in più rapida crescita al mondo. A livello globale, per la prima volta nel 2018, gli anziani hanno superato numericamente i bambini al di sotto dei cinque anni, ed entro il 2050, supereranno  adolescenti e giovani (tra i 15 e i 24 anni). Alcune regioni, come Europa e Asia Orientale, stanno già affrontando un’importante sfida nel sostenere e prendersi cura della propria popolazione più anziana. Dato che l’aspettativa di vita continua a crescere, le persone più anziane potrebbero avere un ruolo sempre più significativo nelle società e nelle economie. Dobbiamo riadattare i sistemi educativo, sanitario e sociale per fornire una rete di pubblica sicurezza a questa fascia d’età in crescita.

LA GENTE SI SPOSTA

Dagli albori della civiltà umana, la migrazione ha fornito opportunità agli uomini. Nel 2019, i migranti internazionali – persone che vivono al di fuori del loro paese d’origine – ammontavano a circa 272 milioni, quasi il 3,5 per cento della popolazione mondiale. Nel 2000, la cifra era del 2,8 per cento. L’Asia ospita il più alto numero di migranti internazionali, ma negli ultimi anni l’Africa ha vissuto l’incremento più rapido. La maggior parte delle migrazioni internazionali avviene tra Paesi nella stessa regione geografica.

Le persone si spostano per diversi motivi, tra cui lavoro, famiglia e istruzione. Tuttavia, un numero crescente lascia la propria casa e comunità in seguito a violenze, persecuzioni, privazioni o disastri, compreso il cambiamento climatico. Tutti insieme, questi fattori hanno portato negli ultimi decenni a una cifra record di sfollati forzati: 70 milioni nel 2018, compresi quasi 26 milioni di rifugiati. Dal 2012, il numero di rifugiati sotto la tutela dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è pressoché raddoppiato. Circa quattro rifugiati su cinque vivono in un paese che confina con il proprio paese d’origine.

I trafficanti di esseri umani hanno sfruttato la vulnerabilità dei migranti. Questo è uno dei motivi che ha spinto i governi ad adottare il Global Compact per una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare nel 2018. Non si tratta di un documento giuridicamente vincolante ma di una piattaforma per sostenere la cooperazione internazionale in materia di migrazione.

FUTURO URBANO

Fino al 2009, vivevano più persone nelle aree rurali che in quelle urbane. Oggi, circa il 55 per cento della popolazione mondiale vive in paesi e città, con un livello di urbanizzazione che si prevede possa raggiungere quasi il 70 per cento entro il 2050. Gran parte della crescita delle popolazioni urbane coinvolgerà Asia ed Africa, specialmente Cina, India e Nigeria dove i tassi di fertilità rimangono alti.

Come la migrazione, l’urbanizzazione richiede una gestione efficace da parte delle autorità nazionali e locali. Ad oggi, le città occupano meno del 2 per cento del territorio mondiale totale ma producono l’80 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL) globale e oltre il 70 per cento delle emissioni di carbonio. La velocità e la portata dell’urbanizzazione presentano delle sfide rispetto alla possibilità di assicurare abitazioni, infrastrutture e trasporti adeguati, così come i conflitti e la violenza. Quasi un miliardo di persone sono classificate come “poveri urbani”, e la maggior parte vive in insediamenti urbani informali.

Allo stesso tempo, sono necessari maggiori sforzi per garantire che coloro che vivono nelle zone rurali non vengano abbandonati, anche in termini di accesso all’economia e alla società digitale.  I piccoli agricoltori, gli allevatori e le comunità locali svolgono un ruolo fondamentale nella produzione del nostro cibo e nella protezione del nostro capitale naturale

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