Lo sfollamento forzato su larga scala in Cisgiordania colpisce 40.000 persone
11 Febbraio 2025
Lo sfollamento forzato delle comunità palestinesi nel nord della Cisgiordania si sta intensificando ad un ritmo allarmante.
Dall’inizio dell’operazione “Muro di ferro” da parte delle forze israeliane, il 21 gennaio, diversi campi profughi sono stati quasi svuotati dei loro residenti. L’operazione, in corso da quasi tre settimane, è ora la più lunga in Cisgiordania dalla seconda intifada.
Iniziata nel campo di Jenin, l’operazione si è estesa ai campi profughi di Tulkarm, Nur Shams e El Far’a e ha portato allo sfollamento di 40.000 rifugiati palestinesi.
Le forze israeliane hanno iniziato a condurre operazioni su larga scala nella Cisgiordania occupata a metà del 2023. Da allora, migliaia di famiglie sono state sfollate con la forza. Le operazioni ripetute e distruttive hanno reso inabitabili i campi profughi del nord, intrappolando i residenti in uno sfollamento ciclico. Nel 2024, oltre il 60% degli sfollamenti è stato causato dalle operazioni delle forze israeliane, in assenza di ordini giudiziari.
Lo sfollamento forzato nella Cisgiordania occupata è il risultato di un ambiente sempre più pericoloso e coercitivo. L’uso di attacchi aerei, bulldozer blindati, detonazioni controllate e armi avanzate da parte delle Forze israeliane è diventato comune – una conseguenza della guerra a Gaza. Questi approcci militarizzati non sono coerenti con il contesto di applicazione della legge nella Cisgiordania occupata, dove ci sono stati almeno 38 attacchi aerei solo nel 2025.
I gruppi armati palestinesi sono sempre più attivi anche nel nord della Cisgiordania, dispiegando ordigni esplosivi improvvisati all’interno dei campi profughi, anche vicino alle strutture dell’UNRWA e alle infrastrutture civili. Hanno ingaggiato violenti scontri con le forze israeliane e palestinesi. Dal dicembre 2024 in poi, le operazioni delle forze palestinesi hanno ulteriormente aggravato lo sfollamento dal campo di Jenin.
L’UNRWA ribadisce che i civili e le infrastrutture civili devono essere protetti in ogni momento e che la punizione collettiva non è mai accettabile.
Il campo di Jenin è oggi vuoto e rievoca i ricordi della seconda intifada. Questa scena è destinata a ripetersi in altri campi. In base alle leggi della Knesset attuate il 30 gennaio, l’UNRWA non ha più alcun contatto con le autorità israeliane, rendendo impossibile sollevare preoccupazioni sulle sofferenze dei civili o sull’urgente necessità di fornire assistenza umanitaria. Ciò mette a grave rischio la vita dei rifugiati palestinesi e del personale UNRWA che li assiste.
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