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Conferenza di Bruxelles sulla Siria: un appello all’azione per la transizione e la stabilità

Il 17 Marzo 2025 si è tenuta la nona Conferenza di Bruxelles sulla Siria, durante la quale alti rappresentanti delle Nazioni Unite hanno lanciato un appello urgente per affrontare le necessità umanitarie e sostenere il processo di transizione del Paese. Tra gli interventi più significativi vi sono stati quelli dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Filippo Grandi, e del Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari e Coordinatore per i Soccorsi di Emergenza, Tom Fletcher.

Il ritorno dei rifugiati siriani: una sfida cruciale
Nel suo discorso, Filippo Grandi ha evidenziato come, dopo 14 anni di conflitto, la Siria continui a vivere una crisi umanitaria di dimensioni enormi. Attualmente, circa 13 milioni di siriani rimangono sfollati, di cui cinque milioni rifugiati nei Paesi vicini come Libano, Giordania e Turchia. Tuttavia, dall’8 dicembre scorso, oltre un milione di siriani ha iniziato a rientrare, di cui 350.000 provenienti dall’estero e molti altri dall’interno della Siria.
“Non stiamo promuovendo il ritorno, ma dobbiamo garantire che avvenga in condizioni di sicurezza e dignità”, ha sottolineato Grandi. Egli ha inoltre messo in guardia contro il rischio di politiche affrettate che potrebbero compromettere la protezione dei rifugiati, esortando i Paesi ospitanti a consentire ai siriani di visitare le loro case senza perdere il loro status legale nei Paesi d’asilo.
Secondo i dati di UNHCR, circa il 27% dei rifugiati ha espresso l’intenzione di rientrare entro un anno, una percentuale in rapido aumento. Per rendere sostenibile questo processo, è necessario investire in alloggi, elettricità, acqua, istruzione e opportunità lavorative. “Se non aiutiamo i siriani a rimanere nel loro Paese, le conseguenze saranno disastrose”, ha avvertito Grandi, ricordando le crisi migratorie del 2015.
Una transizione da sostenere: l’appello di Tom Fletcher
Anche Tom Fletcher ha ribadito la necessità di un’azione immediata per garantire un futuro stabile alla Siria. “Non possiamo permetterci di essere semplici osservatori della crisi siriana: il tempo stringe e servono risorse adeguate”, ha dichiarato.
Nel 2024, il Piano di Risposta Umanitaria per la Siria ha ricevuto solo il 35% dei 4 miliardi di dollari richiesti, e nel 2025 le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per 2 miliardi di dollari destinati a raggiungere 8 milioni di persone. Fletcher ha evidenziato alcuni progressi significativi, come il maggiore accesso umanitario a regioni precedentemente irraggiungibili, ma ha anche sottolineato la necessità di un maggiore impegno internazionale.
Ha quindi delineato sei aree prioritarie per la comunità internazionale:
  1. Sostenere il processo politico guidato dall’ONU.
  2. Garantire la partecipazione significativa di donne e giovani.
  3. Investire nella ricostruzione e nello sviluppo della Siria.
  4. Accelerare l’alleggerimento delle sanzioni per favorire la crescita economica.
  5. Supportare i Paesi che ospitano i rifugiati e coloro che stanno tornando in Siria.
  6. Facilitare la registrazione delle ONG umanitarie, garantendo maggiore flessibilità operativa.
Fletcher ha concluso il suo intervento sottolineando che “il prezzo del fallimento sarà molto più alto del costo del successo”, facendo appello alla solidarietà e alla generosità della comunità internazionale.
Il bivio della comunità internazionale
La Conferenza di Bruxelles ha rappresentato un momento cruciale per il futuro della Siria. Da un lato, vi è il rischio di adottare misure insufficienti e di lasciare il Paese in una situazione di instabilità cronica. Dall’altro, vi è la possibilità di investire in una transizione sostenibile, che garantisca sicurezza e opportunità ai siriani. La scelta della comunità internazionale determinerà il destino di milioni di persone e la stabilità dell’intera regione.

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