Gaza: 600.000 sfollati da Rafah

15 maggio 2024 | Pace e sicurezza

In mezzo ai combattimenti più feroci mai registrati a Gaza, mercoledì gli operatori umanitari delle Nazioni Unite hanno ripetuto l’avvertimento che la carestia è ancora una minaccia imminente a causa delle restrizioni agli aiuti e della mancanza di un accesso sicuro.

A più di sette mesi dall’inizio della guerra, i bambini nascono ancora troppo piccoli, ha avvertito l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, UNRWA.

“Habiba è nata in una piccola tenda. Ha due settimane e pesa meno di due chilogrammi”. Ha dichiarato l’agenzia ONU in un post su X. Aggiungendo che più di 150.000 donne incinta e in fase di allattamento continuano a dover affrontare condizioni sanitarie disastrose e rischi per la salute.

L’altra agenzia delle Nazioni Unite, il World Food Programme (WFP), ha sottolineato l’enorme sfida che i genitori devono affrontare per mantenere i propri figli al sicuro e nutriti. Per evitare la malnutrizione, il WFP distribuisce barrette di datteri arricchite, anche ai genitori Khaled e Siham, che “alcuni giorni… non hanno nulla da mangiare per lasciare quel poco che hanno ai loro figli”.

Secondo il WFP, la malnutrizione tra i bambini sta procedendo “a ritmi record”, con un bambino su tre al di sotto dei due anni gravemente malnutrito o affetto da deperimento.

L’ONU e i suoi partner hanno i mezzi per incrementare gli aiuti alle 2,2 milioni di persone a Gaza, ma solo se si arriverà a un cessate il fuoco umanitario, ha insistito l’agenzia.

 

Pesanti scontri

Nel frattempo, gli sforzi per gli aiuti sono proseguiti in mezzo a scontri a fuoco tra le truppe israeliane e i combattenti palestinesi a Jabalia, nel nord, e a Rafah, nel sud.

Ad oggi, Rafah si è svuotata di almeno 600.000 persone solo nell’ultima settimana. Altre 100.000 sono state sradicate dal nord dell’enclave, in seguito ai nuovi ordini di evacuazione dell’esercito israeliano.

“Le famiglie continuano a fuggire dove possono, anche tra le macerie e le dune di sabbia, in cerca di sicurezza, ma a Gaza non c’è niente del genere”, ha dichiarato l’UNRWA in un tweet di martedì, con immagini che mostrano file di veicoli che si dirigono verso la costa, alcuni carichi dei beni di intere famiglie.

L’ OCHA, ha dichiarato che le squadre di soccorso stanno continuando a cercare di fornire assistenza vitale “ovunque e ogni volta che è possibile”. Anche se il principale valico di frontiera di Rafah rimane chiuso e non c’è “un accesso sicuro” al vicino valico di Kerem Shalom, che non è “logisticamente fattibile”.

 

Riapertura dell’ospedale Nasser

In una rara notizia positiva, l’OCHA ha riferito che il Nasser Medical Complex di Khan Younis dovrebbe riaprire formalmente nei prossimi giorni.

L’ospedale si trova nel sud di Khan Younis e in passato era uno dei più grandi di Gaza. La struttura è stata colpita durante un intenso bombardamento israeliano a febbraio. Le forze israeliane sono entrate nella struttura dopo settimane di combattimenti e assedio.

L’ospedale ha ripreso a fornire trattamenti di dialisi renale la scorsa settimana ai pazienti che non possono più essere curati all’ospedale An Najjar di Rafah, “che ha cessato di fornire servizi”, ha dichiarato l’OCHA in un aggiornamento.

 

Camion degli aiuti presi di mira

Le squadre di soccorso continuano a incontrare grossi ostacoli all’interno e all’esterno di Gaza. Tra cui un attacco da parte di coloni israeliani martedì in Cisgiordania contro i camion che trasportavano forniture umanitarie destinate all’enclave. “I coloni hanno scaricato e vandalizzato i veicoli al checkpoint di Tarqumiya e vicino alla barriera di Beit ‘Awwa. Diversi camion sono stati danneggiati”, ha riferito l’ufficio delle Nazioni Unite per gli aiuti.

I media hanno riferito che alcuni manifestanti, che chiedono il rilascio degli ostaggi israeliani, hanno bloccato i camion e calpestato le scatole con gli articoli di soccorso.

Gli ultimi dati forniti dalle autorità sanitarie di Gaza indicano che almeno 35.000 persone sono state uccise a Gaza dal 7 ottobre. Le cause sono i bombardamenti israeliani e le operazioni di terra scatenate dagli attacchi terroristici guidati da Hamas. Queste hanno causato circa 1.200 morti nelle comunità del sud di Israele e più di 250 persone prese in ostaggio.

 

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