Gli investimenti in beni immateriali come dati, software, marchi e altri asset legati alla proprietà intellettuale sono cresciuti nel 2024 tre volte più rapidamente rispetto agli investimenti in beni materiali, come macchinari ed edifici. Questi ultimi sono rimasti stagnanti a causa dei tassi d’interesse elevati e della debole ripresa economica. È quanto emerge dai nuovi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO) e dalla Luiss Business School (Roma)
Ginevra, 9 luglio 2025
Nel 2024, gli Stati Uniti d’America hanno guidato la classifica degli investimenti in beni immateriali in termini assoluti, con un valore quasi doppio rispetto alla somma di Francia, Germania, Giappone e Regno Unito, i successivi maggiori investitori.
La Svezia ha mantenuto la sua posizione di economia con la maggiore intensità di investimenti immateriali, con un valore pari al 16% del suo prodotto interno lordo (PIL). Seguono Stati Uniti, Francia e Finlandia (tutti con un’intensità del 15% del PIL). L’intensità degli investimenti immateriali dell’India (vicina al 10%) supera quella di molte economie dell’Unione europea (UE), oltre che del Giappone. L’intensità del Brasile (8,5%) è paragonabile a quella di alcune economie europee.
La seconda edizione del World Intangible Investment Highlights, pubblicata congiuntamente da WIPO e Luiss Business School, evidenzia che nel solo ultimo anno gli investimenti immateriali in 27 economie a reddito medio e alto sono cresciuti di circa il 3% in termini reali, raggiungendo i 7,6 trilioni di dollari nel 2024, rispetto ai 7,4 trilioni del 2023.
“Stiamo assistendo a un cambiamento fondamentale nel modo in cui le economie crescono e competono. In un periodo di incertezza, le imprese hanno rallentato gli investimenti in fabbriche e attrezzature, ma hanno raddoppiato gli sforzi sui beni immateriali — proprietà intellettuale, IA, dati, software, know-how e altro ancora.”
— Daren Tang, Direttore Generale WIPO
Il rapporto dimostra che gli investimenti immateriali hanno mostrato una crescita sostenuta e resiliente anche durante le crisi, aumentando con un tasso annuo composto di circa il 4% tra il 2008 e il 2024, superando nettamente la crescita degli investimenti materiali, ferma all’1%.
Il rapporto rivela inoltre che:
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Gli investimenti immateriali rappresentano una quota crescente del PIL (quasi il 14% nel 2024), rispetto all’11% degli investimenti materiali.
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L’India ha registrato la crescita più rapida negli investimenti immateriali tra il 2011 e il 2022, con un tasso annuo del 6,6%, superando diverse economie altamente orientate agli asset immateriali.
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In Brasile, i dati più recenti mostrano che gli investimenti immateriali sono cresciuti del 14%, rispetto all’8% di quelli materiali.
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Software e database sono le categorie di beni immateriali in più rapida crescita, con un’espansione superiore al 7% annuo tra il 2013 e il 2022.
Focus sull’Intelligenza Artificiale: traino per investimenti sia materiali che immateriali
La crescita di software e dati coincide con — ed è stimolata da — l’attuale boom dell’intelligenza artificiale (IA). Il rapporto esplora il tema speciale: “Quali tipi di investimenti sono trainati dal boom dell’IA?”.
Secondo il rapporto, l’IA genera due ondate di investimenti:
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una prima fase di installazione della capacità (hardware: chip, server, data center),
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una seconda fase di trasformazione strutturale, in cui le imprese riorganizzano processi e formazione per integrare l’IA nel proprio funzionamento.
Negli Stati Uniti l’impatto è già visibile: gli investimenti materiali sono cresciuti oltre il 4% tra il 2023 e il 2024, trainati da infrastrutture IA — come supercomputer, cloud e hardware — con un impatto macroeconomico tangibile sull’intero trend degli investimenti. In altri paesi questo fenomeno è ancora agli inizi, ma si prevede un impatto più ampio nei prossimi anni.
L’aumento continuo degli investimenti immateriali riflette il loro ruolo cruciale nella competitività e produttività delle economie odierne.
“Questo cambiamento è particolarmente evidente nell’era dell’IA, dove la crescita economica dipende da investimenti congiunti in software, dati, competenze e capitale organizzativo. Questo rapporto, insieme al database Global INTAN-Invest, offre ai decisori pubblici dati tempestivi per comprendere e sostenere questa trasformazione.”
— Cecilia Jona-Lasinio, Professoressa, Luiss Business School e co-autrice del rapporto