Siria: più di 125,000 rifugiati hanno fatto ritorno nel paese in condizioni allarmanti
09 Gennaio 2025
A un mese dalla caduta del regime di Assad, più di 125.000 rifugiati sono tornati in Siria “pieni di speranza dopo anni di esilio”. Solo per trovarsi di fronte a condizioni disperate, come avvertito giovedì gli umanitari delle Nazioni Unite.
Invitando la comunità internazionale a “passare dalle parole ai fatti” per aiutare urgentemente i rimpatriati più vulnerabili del Paese, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che molte famiglie hanno pochi alloggi e poche prospettive economiche.
Nelle ultime settimane, nei circoli internazionali di alto livello si è parlato della necessità di una “ripresa precoce” e di una “ricostruzione”, ha dichiarato Gonzalo Vargas Llosa, rappresentante dell’UNHCR in Siria. Questo all’indomani di una riunione del Consiglio di Sicurezza che ha tracciato la strada da seguire per un futuro di pace per tutti i siriani. “Ma finché non passeremo dalle parole ai fatti, per molti rimpatriati… la loro nuova vita in Siria significherà purtroppo dormire circondati da teli di plastica”.
Dopo 14 anni di guerra – terminata l’8 dicembre dopo una fulminea presa di potere militare a Damasco da parte di forze tra cui Hayat Tahrir Al-Sham (HTS) – e con il ritorno delle squadre di soccorso internazionali nel Paese, è diventata sempre più evidente la portata della distruzione nelle città siriane.
Oltre ai rifugiati che rientrano, quasi 500.000 sfollati interni sradicati dalla guerra sono tornati nel nord-ovest della Siria alla fine dello scorso anno, secondo l’ufficio di coordinamento degli aiuti delle Nazioni Unite, OCHA. Prima della caduta del regime di Assad, si stimava che 7,4 milioni di persone fossero sfollate all’interno della Siria, con 2,3 milioni che risiedevano nei campi e un totale di 16,7 milioni di persone che facevano affidamento sull’assistenza umanitaria.
In seguito alle discussioni del Consiglio di Sicurezza, i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, oltre all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, si sono preparati a incontrarsi a Roma giovedì per discutere della situazione in Siria.
Priorità ai rifugi invernali
Facendo eco all’allarme lanciato dall’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione, l’OIM, ha sottolineato l’enorme necessità di svernamento in tutta la Siria per le persone sradicate o che rientrano nel Paese. Nello specifico, vi è una richiesta di $73,2 milioni per assistere più di 1,1 milioni di persone nei prossimi sei mesi. Si tratta di un aumento sostanziale rispetto al precedente appello di $30 milioni lanciato nel dicembre 2024.
“Questo sforzo mira a fornire assistenza immediata alle comunità più a rischio e vulnerabili. Compresi i gruppi di sfollati e di rimpatriati, in tutta la Siria”. Ha dichiarato l’OIM in un comunicato. “I fondi saranno utilizzati per fornire beni di prima necessità e denaro contante, assistenza per l’alloggio e la protezione, acqua, servizi igienico-sanitari e servizi sanitari. Nonché supporto per la ripresa precoce alle persone in movimento”.
Dal dicembre 2024, le operazioni dell’OIM in Siria hanno raggiunto:
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Più di 80.000 persone con articoli di soccorso invernali
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170.000 con servizi di emergenza per l’acqua
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Le strutture igienico-sanitarie (WASH)
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15.000 con assistenza in denaro multiuso.
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