Il divario retributivo di genere rimane significativo nell’UE, con paesi come Estonia e Austria oltre il 18%. Belgio, Lussemburgo e Italia mostrano progressi, ma persistono sfide, soprattutto nel lavoro part-time
10 Marzo 2025
Qual è la posizione dell’Unione europea (UE) sulla parità di retribuzione tra uomini e donne, 30 anni dopo la Quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino? In occasione di questo importante incontro del 1995, i Paesi si sono impegnati a garantire la “parità di retribuzione per lo stesso lavoro”. Eppure, a soli cinque anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, nessuno degli indicatori dell’SDG n. 5 sull’uguaglianza di genere è stato ancora raggiunto.
Le donne guadagnano in media il 13% in meno degli uomini nell’UE
Secondo Eurostat, le donne nell’UE guadagnano il 12,7% in meno dei loro colleghi maschi, in termini di salario orario lordo. Nei suoi documenti, la Commissione europea arrotonda questa media al 13% e la traduce come segue: per ogni euro guadagnato da un uomo, una donna riceve solo 0,87 centesimi.
Secondo Eurostat, nel 2022 in Francia le donne guadagneranno il 13,9% in meno degli uomini in termini di salario orario, contro il 13% dei Paesi Bassi.
Le maggiori disparità in termini di retribuzione oraria lorda si registrano in Estonia (21,3% di differenza a favore degli uomini), Austria (18,4%), Repubblica Ceca (17,9%) e Germania (17,7%).
Il Belgio tra i Paesi con i divari minori
All’interno dell’UE, invece, i divari minori si registrano in Belgio (5%), Romania (4,5%), Italia (4,3%) e Lussemburgo (-0,7%). L’ufficio statistico belga Statbel sottolinea che la differenza tra uomini e donne in Belgio era ancora dell’8,3% nel 2012 e sottolinea che il divario varia notevolmente a seconda della generazione. È negativo per i giovani sotto i 25 anni, con le donne pagate lo 0,2% in più degli uomini in questa fascia d’età (2022). “Il divario aumenta poi bruscamente con l’età, fino al 4,4% per i 35-44enni e addirittura all’8,5% per i 55-64enni”, spiega Statbel.
“Per quanto riguarda i settori di attività, il divario retributivo tra i sessi è negativo in due settori: l’industria estrattiva (-3,9%) e le arti, l’intrattenimento e il tempo libero (-0,2%). In tutti gli altri settori, gli uomini guadagnano in media più delle loro colleghe. Il divario salariale è maggiore nel settore dell’approvvigionamento idrico, delle reti fognarie, della gestione dei rifiuti e della bonifica e nel settore dell’informazione e della comunicazione, dove ammonta all’11% in entrambi i settori”.
In Italia, un piccolo divario nelle retribuzioni orarie, che non si riflette negli stipendi mensili
L’Italia, dal canto suo, si distingue dagli altri Paesi dell’Europa meridionale, con un basso differenziale di salario orario lordo (4,3%), rispetto al 12,5% del Portogallo, al 10,4% della Grecia e all’8,7% della Spagna, secondo Eurostat.
Contattato da UNRIC, Gianni Rosas, Direttore dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) in Italia e San Marino, spiega che l’ILO calcola il divario salariale in modo diverso, e lo stima all’11% per quanto riguarda la tariffa oraria a favore degli uomini in Italia. “Se si considerano i salari mensili come base di calcolo, il divario di genere si è attestato al 16,2% nel 2019”, sottolinea, una realtà che riflette il maggior ricorso al lavoro part-time tra le donne.
Come altrove, i differenziali retributivi variano a seconda del settore e della professione. “Lo studio che stiamo completando per l’Italia mostra, ad esempio, che nel settore alberghiero e della ristorazione il divario è di quasi il 24%, con un picco del 37% per i lavori poco qualificati. Il divario varia anche in base all’età e all’origine. Le donne immigrate, ad esempio, sono doppiamente penalizzate, sia per la loro origine – il divario salariale tra immigrati e cittadini è quasi del 30% – sia per il loro genere – le donne immigrate guadagnano il 12% in meno degli uomini immigrati”.
Lussemburgo, l’unico Paese dell’UE a raggiungere la parità di salario orario lordo
Il Granducato di Lussemburgo è l’unico Paese dell’UE ad aver raggiunto la parità salariale, con un divario di -0,7% a favore delle donne nel 2022, secondo Eurostat. I progressi sono stati rapidi: il divario era ancora del 10,7% a favore degli uomini nel 2006, poi dell’1,4% nel 2018.
Tuttavia, le statistiche ufficiali del Lussemburgo (STATEC) qualificano questo successo: “Il divario è pari a -0,7% (a favore delle donne) quando si considera la retribuzione oraria media, ma è ancora inclinato a favore degli uomini quando si considera la retribuzione annuale, dato che una piccola percentuale di uomini guadagna stipendi e bonus molto alti e che le donne lavorano maggiormente a tempo parziale”.
Analogamente, nella sua recente revisione del Lussemburgo del 7 febbraio 2025, il Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) ha accolto con favore la fine del divario salariale, ma ha notato che la povertà persiste tra le donne che lavorano.
Un esperto ha sottolineato che, nonostante il PIL pro capite più alto dell’UE, il Lussemburgo ha un tasso di povertà del 13,5% tra le donne lavoratrici, che colpisce soprattutto le famiglie monoparentali. Quasi una donna su tre (30,9%) lavora a tempo parziale, rispetto al 7,1% degli uomini: questa sproporzione, oltre al fatto che il numero di anni di lavoro è inferiore a quello degli uomini a causa della maternità, incide in ultima analisi sui livelli pensionistici, ha sottolineato l’esperta.
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