Bambini di appena un anno segnalati tra i sopravvissuti agli stupri durante il violento conflitto in Sudan
UNICEF chiede un impegno internazionale urgente per proteggere e sostenere i bambini in Sudan
05 Marzo 2025
NEW YORK – Gli uomini armati violentano e aggrediscono sessualmente i bambini. Tra questi sono compresi i neonati di un anno, nell’ambito del conflitto nazionale che sta attraversando il Sudan.
I dati compilati dai fornitori di servizi per la violenza di genere in Sudan dipingono un quadro sconvolgente della crisi a cui sono sottoposti i bambini. Dall’inizio del 2024 sono stati registrati 221 casi di stupro contro bambini.
Queste cifre rappresentano solo una piccola parte dei casi totali. I sopravvissuti e le loro famiglie sono spesso riluttanti o incapaci di farsi avanti. Questo a causa delle difficoltà di accesso ai servizi e agli operatori di prima linea, della paura dello stigma a cui potrebbero andare incontro, del rifiuto da parte della famiglia o della comunità, del timore di punizioni da parte dei gruppi armati o della paura di violare la riservatezza.
“I bambini di appena un anno violentati da uomini armati dovrebbero sconvolgere chiunque e costringere ad agire immediatamente”, ha dichiarato il Direttore esecutivo dell’UNICEF Catherine Russell. “Milioni di bambini in Sudan sono a rischio di stupro e di altre forme di violenza sessuale, usate come tattica di guerra. Si tratta di un’esecrabile violazione del diritto internazionale e potrebbe costituire un crimine di guerra. Deve finire”.
Dei 221 bambini sopravvissuti allo stupro, 147, ovvero il 66%, sono bambine. Anche il fatto che il 33% dei sopravvissuti sia di sesso maschile è degno di nota, in quanto anche loro possono trovarsi ad affrontare lo stigma e le sfide uniche nel denunciare, cercare aiuto e accedere ai servizi. È sorprendente che ci siano 16 sopravvissuti di età inferiore ai 5 anni, tra cui quattro bambini di un anno. I casi sono stati segnalati in nove Stati del Sudan, da sud a nord e da est a ovest. Sono stati segnalati altri 77 casi di violenza sessuale contro bambini, principalmente tentativi di stupro.
La brutale realtà di queste violenze e la paura di caderne vittima spingono le donne e le ragazze a lasciare le loro case e le loro famiglie e a fuggire in altre città. Qui spesso finiscono in siti di sfollamento informali o in comunità con scarse risorse. Il rischio di violenza sessuale è elevato anche all’interno di queste comunità, soprattutto nei confronti dei bambini sfollati.
Sebbene l’immenso impatto della violenza sessuale sulle sopravvissute sia spesso nascosto, può avere un’eredità negativa smisurata e duratura, tra cui un significativo trauma psicologico, l’isolamento forzato o il rifiuto della famiglia a causa dello stigma sociale, gravidanze, infezioni sessualmente trasmissibili, lesioni gravi e altre complicazioni.
UNICEF sta lavorando in partenariato per creare spazi sicuri che forniscano servizi per le sopravvissute alla violenza di genere, oltre a integrare questi servizi nei centri sanitari e nelle cliniche mobili e a fornire le relative forniture mediche. L’UNICEF sta inoltre rafforzando le capacità degli operatori di prima linea, tra cui assistenti sociali, psicologi e medici, e li sta dislocando in tutto il Sudan per fornire servizi a livello comunitario, tra cui servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale e servizi di riferimento. Si sta lavorando anche all’interno delle comunità per affrontare norme e pratiche sociali dannose.
“La violenza sessuale diffusa in Sudan ha instillato il terrore nelle persone, soprattutto nei bambini”, ha dichiarato Russell. “Le parti in conflitto, e coloro che hanno influenza su di esse, devono fare ogni sforzo per porre fine a queste gravi violazioni contro i bambini. Queste cicatrici della guerra sono incommensurabili e durature”.
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