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Videomessaggio del Segretario Generale ONU António Guterres su COVID-19 e persone in movimento.

Questa settimana, il Segretario Generale affronta l’impatto del COVID-19 su quanti – donne, bambini, uomini – nel mondo fossero gia’ in situazioni precarie. Nel suo nuovo documento programmatico intitolato “COVID-19 and People on the Move”, il Segretario Generale presenta alcune delle sfide fronteggiate da migranti, sfollati e rifugiati, e alcune possibili soluzioni.

IL SEGRETARIO GENERALE

VIDEO MESSAGGIO – COVID-19 E PERSONE IN MOVIMENTO 

New York, 3 giugno 2020

COVID-19 continua a devastare soprattutto le esistenze dei piu’ vulnerabili con maggior virulenza. 

Cio’ e’ particolarmente vero per i milioni di persone che si muovono – rifugiati e sfollati costretti a fuggire violenze e disastri, o migranti in situazioni precarie.

Essi sono ora alle prese con una triplice crisi.   

Innanzitutto, una crisi sanitaria, vista la loro esposizione al virus, spesso in condizioni di affollamento in cui e’ impossibile mantenere la distanza sociale e in cui e’ arduo soddisfare condizioni di base quali cure sanitarie, nutrimento, condizioni igieniche, accesso all’acqua.

Tale impatto sara’ ancora piu’ devastante per la vasta massa di persone che sono in movimento che vivono nei Paesi meno sviluppati. Un terzo della popolazione di sfollati nel mondo vive nei 10 Paesi piu’ a rischioCOVID-19.

In secondo luogo, queste persone sono alle prese con una crisi socio-economica, in particolare coloro che lavorano nell’economia informale senza accesso alla tutela sociale.  

Inoltre, e’ probabile che la perdita di reddito causata dal COVID-19 porti a un calo colossale di 109 miliardi di dollari in rimesse. Si tratta dell’equivalente di quasi tre quarti di tutta l’assistenza ufficiale allo sviluppo, che non e’ piu’ inviata agli 800 milioni di persone che da queste risorse dipendono.

Infine,e’ una crisi di protezione. 

Piu’ di 150 Stati hanno imposto restrizioni alle frontiere per contenere la diffusione del contagio.  Almeno 99 di questi non hanno fatto alcuna eccezione per le persone in cerca di asilo dalle persecuzioni. 

Al tempo stesso, la paura del COVID-19 ha portato alle stelle  xenofobia, razzismo e stigmatizzazione.

E la gia’ precaria situazione di donne e ragazze si e’ ulteriormente aggravata, esponendole a maggiori rischi di violenza di genere, abusi e sfruttamento.

Eppure, malgrado rifugiati e migranti fronteggino tutte queste sfide, sono loro a contribuire eroicamente sull aprima linea delle attivita’ essenziali.

Circa un operatore sanitario su otto globalmente, ad esempio, opera in un Paese diverso da quello natio. 

La crisi del COVID-19 rappresenta un’opportunita’ di reimmaginare la mobilita’ umana.

In questo devono guidarci quattro principi fondamentali:

Primo, l’esclusione ha un prezzo mentre l’inclusione paga.  Salute pubblica e risposta socio-economica aiuteranno a sopprimere il virus, far ripartire le nostre economie e far progredire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Secondo, occorre sostenere la dignita’ umana di fronte alla pandemia e imparare da quei pochi Paesi che hanno dimostrato come attuare restrizioni alla circolazione e controlli alle frontiere salvaguardando nelcontempo il rispetto dei diritti umani e i principi della tutela internazionale dei rifugiati.

Terzo, nessuno e’ sicuro finche’ ciascuno non e’ sicuro.  Diagnostica, terapie e vaccini devono essere accessibili a tutti.

Infine, quarto, le persone in movimento sono parte della soluzione.  Rimuoviamo barriere ingiustificate, esploriamo modelli per regolarizzare corridoi per migranti e riduciamo i costi di transazione per le rimesse.

Sono grato ai Paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, che hanno aperto le proprie frontiere e i propri cuori a rifugiati e migranti, malgrado le loro difficolta’ sociali, economiche e sanitarie. 

Essi ci danno una commovente lezione in un periodo di porte chiuse. E’ essenziale che questi Paesi ricevano maggiore supporto e piena solidarieta’.

Abbiamo tutti un interesse a garantire che la responsabilita’ di tutelare i rifugiati nel mondo sia condivisa equamente e che la mobilita’ umana resti sicura e inclusiva e che rispetti la legislazione internazionale su diritti umani e rifugiati.

Nessuno Stato puo’ combattere la pandemia o gestire le migrazioni da solo. 

Tuttavia, insieme possiamo contenere il contagio del virus, contenerne l’impatto a danno dei piu’ vulnerabili e recuperare meglio a vantaggio di tutti.

Grazie

Il documento e il video messaggio sono disponibili qui.

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