In vista dell’European Youth Event di Strasburgo del 13-14 giugno 2025, un incontro biennale ospitato dal Parlamento europeo, abbiamo intervistato il giovane attivista Giacomo Marsoner, che parteciperà all’evento occupandosi di sicurezza alimentare.
L’intervista di seguito tocca temi quali l’importanza della sostenibilità agroalimentare e del coinvolgere i giovani nei processi decisionali
Giacomo Marsoner, giovane attivista, nonché studente di relazioni Internazionali alla Sapienza e in politiche di sostenibilità ambientale ed economica alla SIOI, si è distinto nel panorama dell’attivismo italiano per la sua intraprendenza, che lo ha portato a diventare il co-fondatore del World Food Forum Italy Chapter (FAO). Giacomo parteciperà all’European Youth Event di Strasburgo del 13 giugno 2025, organizzato dallo Youth Core Group delle Nazioni Unite, dove si occuperà di sicurezza alimentare sfruttando la sua conoscenza del settore agroalimentare. L’obiettivo sarà quello di sensibilizzare, coinvolgere i giovani e promuovere nuove iniziative e partnership, fungendo da punto di partenza per future attività.
Come mai l’attivismo? Perché questo campo in particolare? Cosa ti ha spinto a fare quello che fai?
“Ciò che mi ha ispirato principalmente è stata la necessità di colmare la distanza tra i giovani e il mondo delle istituzioni e dei processi decisionali, sia a livello nazionale che internazionale.
Una tappa fondamentale per spiegare il mio percorso è stata la mia prima partecipazione al World Food Forum nel 2023 presso il quartier generale della FAO. In quell’occasione abbiamo avuto occasione di confrontarci, imparare e proporre soluzioni per la trasformazione dei sistemi agroalimentari e per la sostenibilità per un futuro più ecosostenibile.
È stato proprio questo evento che ci ha profondamente ispirato.
Abbiamo compreso quello che è il potenziale di noi giovani e delle attività, delle iniziative che potrebbero essere realizzate.
Da quel giorno abbiamo portato alla Sapienza un ciclo di conferenze su sostenibilità e sicurezza alimentare. Questo si è poi evoluto con la creazione del capitolo nazionale del World Food Forum, per portare sul piano nazionale una maggiore consapevolezza su queste tematiche, profondamente interconnesse. È questo l’obiettivo che ci siamo posti nel Chapter.
A mio parere, la sicurezza alimentare, così come la sostenibilità in generale, sono alcune tra le sfide principali della nostra generazione e parlarne senza noi giovani al tavolo del dialogo e del confronto è un peccato.”
C’è qualche evento o workshop che pensi sia stato particolarmente importante nell’ambito del vostro lavoro e per il vostro scopo?
“I due che ho più a cuore sono sicuramente il workshop organizzato alla FAO lo scorso ottobre, poichè è stata la prima grande apparizione ufficiale alla FAO del WFF Italy Chapter e occasione in cui molti giovani hanno conosciuto noi e ciò che facciamo.
Abbiamo parlato di spreco alimentare, che è uno dei temi principali quando il discorso viene declinato al territorio italiano. Abbiamo avuto modo di includere nuovi giovani, di formalizzare nuove partnership e lanciare questo percorso.
L’altro è sicuramente l’Assemblea Generale del Chapter, che è stata un importante esercizio di democrazia e inclusione, che al giorno d’oggi è molto necessario. L’ Assemblea si è svolta in presenza alla FAO, e ha dato a tutti i membri la possibilità di proporre emendamenti a quella che è la Carta del movimento, di votare per i propri rappresentanti e di esprimere le loro idee per il futuro dell’organizzazione, creando quindi delle solide basi.”
In che modo pensi si possa colmare la distanza tra giovani e istituzioni?
“Ho preso molto da quello che è il modus operandi del World Food Forum, ovvero creare uno spazio per noi giovani, in cui siamo i protagonisti, in cui non siamo semplicemente degli attori, dei partecipanti passivi, così da promuovere fiducia e trasparenza. Serve uno spazio in cui poter attivamente presentare le nostre idee, in ogni workshop, in ogni evento.
Così sarà anche all’European Youth Event: è molto importante coinvolgere noi giovani, farci sentire parte attiva del processo e non meri spettatori. Da questo scambio di idee, da questo ascolto, possono nascere molte iniziative e idee, così è stato per me e così è stato per molti altri. Siamo contenti che aver portato questo modo di lavorare all’interno del Chapter italiano stia dando i suoi frutti e ognuno si stia sta sentendo coinvolto nel progetto.”
Dove ti vedi fra 5 anni?
“Non è facile rispondere, vorrei sicuramente fare qualcosa che abbia un impatto sul territorio, sulle persone. Non so ancora se in qualche organizzazione internazionale o a livello istituzionale italiano, però mi piacerebbe fare qualcosa che abbia un impatto concreto.”
Come mai un giovane dovrebbe interessarsi a questi temi?
“Ci troviamo in un momento storico abbastanza particolare in cui si rischia di lasciarsi andare allo scoraggiamento, il mio invito è quello invece di prendere parte attiva in tutto ciò che non ci piace e che vorremmo cambiare. È importante cercare di sovvertire questo nichilismo generale e portare le proprie idee per esprimere il proprio potenziale, essere dei promotori di questo cambiamento che vorremmo vedere. Nel pratico il mio consiglio è di unirsi a delle organizzazioni, associazioni giovanili presenti o di unire le forze e crearne delle nuove. Lasciar andare un po’ la competitività, la diffidenza e lavorare sulla fiducia e sulla collaborazione.”