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Gaza, l’allarme di Guterres: imperativa la fine della violenza

Guterres allarmato dai piani israeliani per espandere l’offensiva di terra a Gaza
 
“Questo porterà inevitabilmente a innumerevoli altre morti di civili e all’ulteriore distruzione di Gaza”, ha dichiarato il vice portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq, rispondendo alla domanda di un giornalista durante il regolare briefing con i media a New York.
“Ciò che è imperativo ora è la fine della violenza, non altre morti e distruzioni di civili. Gaza è e deve rimanere parte integrante di un futuro Stato palestinese”.
L’allarme arriva mentre il team umanitario delle Nazioni Unite e altre ONG nei Territori Palestinesi Occupati hanno condannato domenica gli sforzi israeliani per sostituire il sistema di consegna degli aiuti con uno in cui i rifornimenti sarebbero convogliati attraverso gli hub militari nel sud.
Questa proposta lascerebbe “ampie zone di Gaza… meno mobili e (le) più vulnerabili” senza forniture salvavita, hanno insistito i responsabili degli aiuti.
Il Segretario Generale continua a chiedere un immediato cessate il fuoco permanente e il rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi a Gaza, ha dichiarato Haq.
Attacchi mortali e saccheggi
Nel frattempo, continuano gli attacchi aerei e altri attacchi in tutta la Striscia, dove Israele ha bloccato l’ingresso di aiuti e forniture commerciali per più di due mesi.
Secondo i rapporti, nel fine settimana sono state uccise decine di persone e centinaia sono rimaste ferite, compresi i bambini, ha dichiarato lunedì l’OCHA, l’ufficio di coordinamento degli aiuti delle Nazioni Unite.
L’OCHA ha osservato che le rapine e i saccheggi sono diventati una realtà quotidiana nella Striscia, soprattutto a Gaza City e dintorni, e si verificano parallelamente all’esaurimento delle scorte.
Sono state prese di mira le imprese e ci sono stati anche tentativi contro i magazzini delle Nazioni Unite.  Nella maggior parte dei casi i saccheggiatori sono stati fermati dalle guardie o i magazzini erano già vuoti.
Problemi con l’acqua
La scorsa settimana, l’OCHA ha riferito che i sistemi di pompaggio dell’acqua e i servizi igienici a Beit Lahiya erano andati in tilt a causa dell’esaurimento del carburante. I servizi non sono ancora tornati a causa delle continue carenze.
Inoltre, venerdì è stata danneggiata un’importante linea idrica proveniente da Israele, che ha dimezzato la fornitura di acqua al nord di Gaza, compresa Gaza City. Le squadre sono riuscite a risolvere il problema solo domenica, poiché il lavoro di riparazione richiedeva il coordinamento con le autorità israeliane.
Sempre domenica, un team delle Nazioni Unite è riuscito a recuperare del carburante da una stazione di Gaza City, dopo che le autorità israeliane hanno facilitato i loro sforzi per raggiungerla. Tuttavia, molte riserve rimangono irraggiungibili a causa del rifiuto di accesso.
L’OCHA ha rilevato che a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dal 18 aprile non è stato facilitato un solo tentativo di recuperare il carburante.
L’agenzia ha anche riferito che da sabato, 19 dei 27 movimenti umanitari pianificati all’interno di Gaza sono stati negati del tutto.  Altri tentativi sono stati inizialmente autorizzati, ma poi ostacolati dalle forze in campo.
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