In occasione della Giornata Mondiale per i Rifugiati, osservata in data 20 giugno, presentiamo i dati di UNHCR, l’agenzia ONU per i Rifugiati.
Le informazioni contenute in questo articolo sono interamente fornite da UNHCR: quelle europee, aggiornate al 31 dicembre 2024, sono prese dal Global Trends report 2024, mentre le statistiche italiane sono aggiornate ad Aprile 2025
L’Europa si conferma nel 2024 come una delle principali destinazioni e aree di transito per le persone in fuga da guerre, persecuzioni e disastri. Con oltre 20,7 milioni di rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni e apolidi, il continente è al centro di un panorama complesso che intreccia accoglienza, integrazione, ritorni volontari e politiche migratorie sempre più divisive.
La guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche ai confini orientali dell’UE, e le rotte migratorie nel Mediterraneo hanno posto l’Europa davanti a sfide umanitarie senza precedenti. Al tempo stesso, i tagli ai finanziamenti umanitari globali e l’ascesa di retoriche ostili nei confronti dei rifugiati rischiano di compromettere anni di progressi. In questo scenario, il ruolo dell’UNHCR e dei suoi partner si è rivelato cruciale nel garantire protezione, assistenza e opportunità di integrazione a milioni di persone.
“Anche a fronte di tagli devastanti, negli ultimi sei mesi abbiamo visto alcuni barlumi di speranza” ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Anche la rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, Santa Sede e San Marino, Chiara Cardoletti, ha sottolineato la gravità del momento: “Quando le emergenze umanitarie ricevono risposte inadeguate, le conseguenze non si limitano ad aumentare le sofferenze umane, ma generano anche una maggiore instabilità. Tagliare gli aiuti rischia di spingere più persone alla disperazione, innescando ulteriori fughe – anche verso l’Europa e l’Italia – e aggravando crisi che diventeranno ancora più difficili da affrontare in futuro. Si tratta di un circolo vizioso che dobbiamo urgentemente cercare di spezzare”.
Il caso ucraino: una crisi che persiste
Nel terzo anno del conflitto tra Ucraina e Federazione Russa, la situazione umanitaria nel Paese è ulteriormente peggiorata. Nel 2024, circa 3,7 milioni di persone erano sfollate internamente, con centinaia di migliaia costrette a evacuare aree colpite da attacchi alle infrastrutture civili.
UNHCR ha fornito oltre 1,66 milioni di servizi multidisciplinari, raggiungendo 666.200 persone con servizi di protezione (supporto legale, sostegno psicologico, assistenza per minori, e sopravvissuti a violenze di genere). Più di 610.000 persone hanno ricevuto aiuti in contanti per i bisogni invernali, mentre 275.000 hanno ricevuto supporti specifici per l’inverno, tra cui rifugi e beni di prima necessità.
A fine anno, 5,1 milioni di ucraini erano registrati come rifugiati o richiedenti asilo (per lo più in Europa) sotto la Direttiva di Protezione Temporanea dell’UE, prorogata fino al 2026. Altri 500.000 si trovavano in Canada e negli Stati Uniti. In parallelo, più di 475.000 rifugiati ucraini hanno ricevuto informazioni sui propri diritti, supporto legale e per i mezzi di sussistenza nei Paesi ospitanti.
Rotte migratorie: arrivi e tragedie nel Mediterraneo
Il 2024 ha visto quasi 200.000 persone arrivare in Europa via mare, un calo del 26% rispetto al 2023. Purtroppo, oltre 3.500 persone sono morte o risultano disperse lungo le rotte del Mediterraneo e dell’Africa nord-occidentale, una cifra probabilmente sottostimata.
La rotta atlantica verso le Isole Canarie ha superato per volume quella del Mediterraneo occidentale, diventando il principale canale d’ingresso in Spagna. Tuttavia, persistono gravi preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani lungo tutte le frontiere esterne dell’UE: espulsioni forzate, respingimenti violenti e trattamenti degradanti continuano a essere denunciati da rifugiati e migranti.
Rifugiati e migranti in Italia nel 2025
Dati di aprile 2025 ci rivelano come il mese sia stato significativo per quanto riguarda i movimenti di rifugiati e migranti verso l’Italia, segnato da un aumento degli arrivi e da importanti iniziative istituzionali. Solo nel corso del mese, 6.578 persone sono giunte via mare sulle coste italiane, con un incremento del 39% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La maggior parte di questi arrivi proveniva dal Bangladesh (36%), seguita da Eritrea (19%) ed Egitto (12%). Altri migranti arrivavano da Etiopia, Pakistan, Somalia, Guinea, Sudan, Siria, Costa d’Avorio e Nigeria. Circa un quarto degli arrivi era costituito da minori, e quasi la metà delle persone sbarcate lo ha fatto a seguito di operazioni di ricerca e soccorso, partite per lo più dalla Libia.
Oltre agli arrivi via mare, l’Italia ha continuato ad accogliere migranti e richiedenti asilo anche via terra e via aerea. In aprile, circa 500 persone sono state intercettate dalla Polizia di Frontiera ai valichi settentrionali, in particolare lungo il confine con la Slovenia, portando a circa 1.600 il numero stimato di ingressi via terra dall’inizio dell’anno. Tra questi, molti provenivano da Bangladesh, Afghanistan, Marocco, Pakistan e Turchia.
Nei primi quattro mesi del 2025, 15.793 persone sono arrivate in Italia via mare e, tra queste, l’88% è stato informato sulle procedure di asilo da parte dell’UNHCR e dei suoi partner al momento dello sbarco. La composizione per genere ed età evidenzia che il 77% degli arrivi via mare era costituito da uomini, il 16% da minori non accompagnati, il 3% da minori accompagnati, e solo il 5% da donne.
Anche i corridoi umanitari hanno visto nuovi sviluppi. UNHCR e i suoi partner hanno rinnovato il loro impegno nei confronti dei cittadini afghani, firmando un nuovo protocollo d’intesa che estende l’iniziativa per un terzo anno. Entro luglio 2025, si prevede l’arrivo in sicurezza di altri 700 rifugiati afghani, che si aggiungeranno agli oltre 800 già accolti dal luglio 2022 grazie alla collaborazione tra Ministero degli Esteri, Ministero dell’Interno, UNHCR, OIM e diverse organizzazioni della società civile.
Anche il quadro normativo a tutela dei rifugiati ha registrato progressi. In aprile è partita la fase pilota delle nuove procedure operative standard (SOP) per rafforzare i collegamenti tra le procedure di riconoscimento dello status di rifugiato e quelle per la determinazione dello status di apolide. Questa iniziativa, presentata dal Ministero dell’Interno al Global Refugee Forum del 2023, rappresenta un passo importante nella protezione delle persone apolidi o a rischio di apolidia. Per accompagnarne l’implementazione, l’UNHCR ha organizzato due sessioni di formazione per i funzionari delle Commissioni Territoriali selezionate.
Nel frattempo, l’Italia è rimasta un Paese di destinazione per chi fugge dalla guerra in Ucraina. Alla fine di aprile, erano state presentate 204.889 richieste di protezione temporanea da cittadini ucraini, di cui il 70% da donne.
Nonostante questi sforzi, le risorse economiche disponibili restano insufficienti. Dei 22,2 milioni di dollari richiesti per le attività legate ai rifugiati in Italia, solo il 33% era stato finanziato entro la fine di aprile. Tuttavia, il sostegno di donatori privati e istituzionali ha permesso di mantenere attive le attività essenziali: tra questi, spiccano l’importante contributo di 8 milioni di euro da parte del Ministero degli Affari Esteri italiano e le generose donazioni di varie fondazioni.
Nel complesso, quanto avvenuto ad aprile riflette la complessità del panorama migratorio e dell’asilo in Italia: un mix di arrivi su vasta scala, percorsi legali in espansione e quadri istituzionali in evoluzione, il tutto sostenuto da un bisogno costante di solidarietà internazionale e finanziamenti adeguati.
Integrazione e reinsediamento: risultati e prospettive
In un contesto difficile, l’Europa ha comunque mantenuto l’impegno sul reinsediamento: oltre 14.100 rifugiati sono stati accolti attraverso programmi di reinsediamento nel 2024. Parallelamente, UNHCR ha ampliato le Piattaforme per l’Occupazione dei Rifugiati in otto Paesi europei, promuovendo l’inclusione lavorativa con il supporto di governi e settore privato.
In un contesto di migrazione e instabilità costanti, rimane di fondamentale importanza continuare a finanziare i programmi umanitari. Non solo salvano vite e aiutano rifugiati e sfollati a ricostruire le proprie esistenze, ma rappresentano anche un investimento nella sicurezza regionale e globale. Solo un impegno concreto e condiviso potrà spezzare il circolo vizioso tra conflitto, migrazione forzata e instabilità politica.