WFP: Centinaia di migliaia di persone a El Fasher, in Sudan, rischiano di morire di fame a causa dell’assedio e della mancanza di aiuti umanitari
“La fame ci ha costretti a fuggire”, ha detto una bambina dal campo per sfollati di Tawila, a circa 75 chilometri di distanza. “Solo fame e bombe”, ha aggiunto, parlando dei bombardamenti che colpiscono la capitale del Nord Darfur.
Oggi, centinaia di migliaia di persone ancora intrappolate a El Fasher affrontano la fame, poiché la città rimane isolata dal Programma Alimentare Mondiale (WFP) e da altri aiuti umanitari. La crisi alimentare arriva a un anno dalla prima conferma della carestia nel Paese. Da allora, la situazione – soprattutto a El Fasher – è peggiorata, mentre la devastante guerra prosegue.
“Tutti a El Fasher lottano quotidianamente per sopravvivere”, ha dichiarato Eric Perdison, Direttore Regionale WFP per l’Africa orientale e meridionale. “I meccanismi di sopravvivenza della popolazione sono stati completamente esauriti da oltre due anni di guerra”.
Il conflitto in Sudan ha generato la più grave crisi alimentare al mondo, con circa 25 milioni di persone – metà della popolazione – che affrontano fame acuta e 3,5 milioni di donne e bambini colpiti da malnutrizione.
A El Fasher, alcuni abitanti sopravvivono con foraggio per animali e scarti alimentari. Sebbene il WFP continui a fornire assistenza in denaro digitale a circa 250.000 persone in città, permettendo loro di acquistare il poco cibo rimasto nei mercati, l’aiuto è insufficiente rispetto ai bisogni in crescita, rendendo urgente la consegna di aiuti alimentari diretti su larga scala.
Accesso continuo essenziale Con rotte commerciali e linee di rifornimento bloccate, i prezzi di beni di prima necessità come farina e sorgo sono schizzati alle stelle. Le cucine comunitarie, create per sfamare la popolazione affamata, hanno in gran parte cessato l’attività. Chi è riuscito a fuggire ha raccontato un aumento della violenza, dei saccheggi e delle aggressioni sessuali.
“Senza un accesso immediato e continuativo,” ha avvertito Perdison, “si perderanno vite umane”.
Come Sondos e la sua famiglia, molti riusciti a lasciare El Fasher sono finiti a Tawila. Ma le tende improvvisate nel deserto offrono poca protezione dalla stagione delle piogge. Per i circa 400.000 residenti del campo – molti arrivati con solo i vestiti addosso – le razioni WFP di biscotti ad alta energia, sorgo, olio vegetale e sale sono spesso l’unica fonte di nutrimento.
Mohamed, 47 anni, ha raccontato il tragico viaggio dal campo di sfollati di Zamzam, colpito dalla carestia, a El Fasher e infine a Tawila.
“Molte persone sono morte di sete lungo il cammino”, ha detto. “Imploravano acqua. Un bicchiere veniva diviso tra quattro persone: a ciascuno spettava solo un sorso, giusto per arrivare allo stomaco”.
Gli sfollati di Tawila fanno parte dei oltre quattro milioni di sudanesi che il WFP assiste ogni mese, molti dei quali vivono nelle aree più affamate e colpite dal conflitto. Oltre 600.000 donne e bambini ricevono integratori nutrizionali.
Questi interventi hanno contribuito a ridurre la fame estrema in alcune zone del Darfur centrale e occidentale, ma i progressi restano fragili finché l’accesso a hotspot come El Fasher rimane bloccato.
Convogli pronti “Il WFP è pronto con camion pieni di aiuti alimentari per El Fasher”, ha dichiarato Corinne Fleischer, Direttrice della catena di approvvigionamento del WFP. “Abbiamo urgente bisogno di garanzie per un passaggio sicuro”. Il WFP ha ricevuto le autorizzazioni dalla Commissione per gli Aiuti Umanitari a Port Sudan, ma le Forze di Supporto Rapido – che assediano la capitale del Nord Darfur da oltre un anno – non hanno ancora garantito una tregua per permettere l’ingresso degli aiuti.
Per le famiglie sfollate di Tawila, fame e conflitto sono strettamente collegati. Jamila, una madre, ha raccontato come sua sorella sia morta di fame quest’anno nel campo di Zamzam.
“La cosa peggiore è stata la fame e la perdita dei nostri fratelli e sorelle. È difficile perdere per sempre un familiare”, ha detto. “La fame che persiste ancora oggi è molto dura”.
La sua famiglia ha raggiunto Tawila a piedi, camminando di notte insieme ad altre decine di famiglie, ricevendo aiuto da connazionali ai punti d’acqua lungo il percorso.
“Posso bollirlo o macinarlo e preparare diversi pasti”, ha detto Jamila a proposito degli alimenti ricevuti, “per farli durare nei giorni in cui non abbiamo nulla”.
Il WFP ha bisogno di 645 milioni di dollari nei prossimi sei mesi per continuare l’assistenza alimentare, in denaro e nutrizionale, in Sudan.
L’intervento d’emergenza del WFP in Sudan è reso possibile grazie ai contributi di numerosi donatori, tra cui: Banca Africana di Sviluppo, Andorra, Austria, Belgio, Canada, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Unione Europea, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, KS Relief, Kuwait, Lituania, Lussemburgo, Malta, Mohammed bin Rashid Al Maktoum Global Initiatives (MBRGI), Paesi Bassi, Norvegia, Novo Nordisk Foundation, Arabia Saudita, Corea del Sud, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Fondo Centrale per le Emergenze delle Nazioni Unite, Regno Unito e Stati Uniti d’America.