Lancio del Global Humanitarian Overview 2025 – Tom Fletcher, Sottosegretario Generale ONU per gli Affari Umanitari e Coordinatore degli Aiuti d’Emergenza
4 Dicembre 2024
Riportiamo il discorso del Sottosegretario Generale ONU per gli Affari Umanitari e Coordinatore degli Aiuti d’Emergenza, Tom Fletcher.
“Il mondo è in fiamme – ed è così che lo spegneremo.
Questa settimana lanceremo il Global Humanitarian Overview, e questo mi riempie di un misto di vergogna, paura, ma anche di speranza. La realtà, come ben sapete, è che in questo momento abbiamo a che fare con una policrisi a livello globale. E sono le persone più vulnerabili del mondo a pagarne il prezzo. Abbiamo a che fare con l’impatto di conflitti, conflitti multipli e crisi di più lunga durata e di più intensa ferocia.
Abbiamo a che fare con gli impatti della crisi climatica. E sorvolando il Ciad la scorsa settimana, ho potuto constatare di persona come le popolazioni già esposte alla povertà siano ora esposte anche a inondazioni e siccità. In terzo luogo, stiamo affrontando anche l’impatto della crescente disuguaglianza. Questa combinazione – conflitto, clima e disuguaglianza – crea una tempesta perfetta che stiamo attraversando in questo momento e che spero che questo rapporto ci aiuti ad attraversare nel prossimo anno.
Tre numeri, che credo dobbiamo avere impressi nella nostra mente in questo momento: Il primo numero è 305 milioni: è il numero di persone in grave difficoltà che riteniamo abbiano bisogno di aiuto nel prossimo anno, 305 milioni. 47 miliardi è il secondo numero – 47 miliardi sono i fondi che riteniamo di dover raccogliere […] e poi 190 milioni, il numero di persone che cerchiamo di raggiungere con gli aiuti nel 2025.
Ora, abbiamo una scelta; abbiamo una scelta in questo momento. Possiamo rispondere a questi numeri con generosità, compassione, autentica solidarietà per coloro che hanno più bisogno di aiuto sul pianeta – oppure possiamo continuare a non fare nulla. Possiamo scegliere di lasciarli soli ad affrontare queste crisi. Possiamo scegliere di deluderli.
Credo che dobbiamo reimpostare il nostro rapporto con chi ha più bisogno sul pianeta. Credo che sia necessario un aumento della solidarietà globale, ed è per questo che mi vergogno di questi numeri che, come comunità mondiale, come comunità internazionale, abbiamo lasciato salire a questo livello. Ed è per questo che, francamente, ho paura – e voi in questa sala lo sapete molto meglio di me – di tornare l’anno prossimo su questa poltrona a dire le stesse cose, ma con numeri leggermente più grandi. E questo mi riempie davvero di paura, perché dietro ognuno di questi numeri c’è un individuo, una persona.
Ma c’è anche speranza. C’è speranza in questo rapporto, e anche io provo speranza a due settimane dall’inizio del mio mandato come USG [Sottosegretario Generale] e ERC [Coordinatore degli Aiuti d’Emergenza], speranza perché nell’ultimo anno abbiamo sostenuto 116 milioni di persone, 116 milioni di persone.
Provo speranza grazie alle persone che ho incontrato in Sudan nel corso della mia visita durata più di una settimana – la mia prima visita di ruolo nel luogo della più grande crisi umanitaria del mondo -. In questo momento, provo speranza grazie alle persone che ho incontrato che stanno rispondendo in prima linea. Persone come Mama Nour, di cui ho visitato il centro, che aiuta donne che hanno subito più volte le più orribili violenze sessuali, che pensano che il mondo le abbia dimenticate – eppure non sono dimenticate. Sta raggiungendo le donne con gentilezza e sostegno pratico.
Provo speranza grazie agli operatori umanitari che ho incontrato nell’ultima settimana, comprese le nostre squadre ONU sul campo, e ho visto la passione, l’impegno e la dedizione che mettono nel loro lavoro. Ed è fonte di ispirazione. E provo speranza grazie al messaggio che ho ricevuto dalle persone che ho incontrato in Sudan e in Ciad.
Ho trascorso molto tempo nelle riunioni della comunità chiedendo loro quale fosse il loro messaggio per il mondo. E il loro messaggio è: Non arrendetevi con noi perché abbiamo ancora speranza. Ci sono persone che vivono in un contesto che non potremmo immaginare, che penseremmo senza speranza, e ci dicono ancora di avere speranza.
Sono loro che ci incoraggiano a non perdere la speranza. Quindi, finché loro hanno speranza, anche noi dobbiamo averla.
Ma deve essere una speranza concreta. Deve essere basata sui numeri e sui progetti. Non può essere puro idealismo e velleità. Questa è la nostra stella polare per il prossimo anno.
Questa sarà la guida del nostro lavoro, non solo come sistema umanitario, ma come movimento umanitario, come comunità umanitaria. Perché questo lavoro è troppo grande perché la famiglia delle Nazioni Unite possa affrontarlo da sola: abbiamo bisogno di una coalizione più ampia che ci aiuti a rispondere a chi ne ha più bisogno.”
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